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Trump all’attacco della scienza: tagliati i fondi alle agenzie, social network spenti

Il neopresidente vieta a EPA e Dipartimento dell’Agricoltura di comunicare con l’esterno

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Un pessimo inizio per la scienza, e forse per il futuro del pianeta. Potremmo descrivere così i primi giorni dell’amministrazione Trump, neopresidente degli Stati Uniti dallo scorso 20 gennaio, quando ha giurato nel corso di una cerimonia che, come da previsione, ha attirato molta meno gente di quella che il giorno dopo è scesa in piazza a protestare contro le politiche promesse dalla nuova presidenza. Ci sarebbe a questo punto da fare un inciso e raccontare l’ennesima incursione dell’amministrazione nel territorio delle fake news, con il nuovo portavoce della Casa Bianca Sean Spicer che si è lanciato in un’interessante rilettura della cerimonia di inaugurazione, ma a dirla tutta le “battaglie dei numeri” in seguito a una manifestazione pubblica sono uno standard del dibattito democratico, e quello che Trump ha fatto a cominciare da lunedì è decisamente più preoccupante. Soprattutto per tutti coloro che, di mestiere, si occupano di cambiamento climatico: tra i primi ordini esecutivi di Donald Trump c’è infatti un attacco diretto ed esplicito sia all’EPA, l’agenzia di protezione ambientale, sia al Dipartimento dell’Agricoltura.

Entrambe le agenzie, come riporta ProPublica, si sono viste congelare fondi e nuovi contratti, probabilmente in attesa di una riorganizzazione (o rivoluzione) imposta dall’alto. Ancora più grave, secondo noi, è quello che viene riportato in questo tweet

Nel messaggio circolato presso l’EPA (e presso il Dipartimento dell’Agricoltura, riporta BuzzFeed) si legge che “fino a nuovo ordine” all’agenzia è vietato far circolare comunicati stampa, pubblicare contenuti sui social, scrivere sui blog e aggiornare i propri siti. È anche vietato parlare direttamente con la stampa, tanto che «ogni successiva richiesta di contatto da parte dei media verrà controllata attentamente». La mossa ricorda molto le politiche messe in atto dal precedente governo canadese, quello che era in carica prima dell’elezione di Justin Trudeau, nonché quelle di Ronald Reagan negli anni Ottanta, che per fortuna non hanno avuto reali conseguenze.

Le poche buone notizie arrivano dal fronte della resistenza. Già sul finire dell’anno scorso, una serie di agenzie che si occupano di ricerca scientifica, in particolare di riscaldamento globale, hanno cominciato ad archiviare e mettere al sicuro tutti i dati a loro disposizione per paura che l’amministrazione Trump possa decidere di farli sparire, e ieri l’account Twitter del Badlands National Park nel South Dakota ha cominciato a twittare una serie di dati sul riscaldamento globale, nonostante lo stop presidenziale alle comunicazioni – che qualcuno collega direttamente ai retweet fatti dall’account del National Park Service nelle ore successive all’inaugurazione. I tweet sono ovviamente spariti in breve tempo, e il parco ha spiegato che provenivano da un ex impiegato senza l’autorizzazione a usare l’account in questione, ma ovviamente qualcuno li ha salvati prima che sparissero: eccoli.

Altre notizie sull’argomento: la prima è che qualche impiegato del National Park Service ha creato un account Twitter alternativo tramite il quale sta cercando di organizzare una nuova marcia a Washington per protestare contro il bavaglio presidenziale. La seconda è che il nuovo capo dell’EPA è Scott Pruitt, attorney general dell’Oklahoma, che non solo è un negazionista del cambiamento climatico, ma è addirittura in causa con la stessa agenzia che è stato chiamato a guidare. Se non fosse un dramma (i cui effetti presto o tardi si sentiranno in tutto il pianeta) ci sarebbe da ridere. (Foto: Getty Images)

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