Siamo arrivati alle bufale sulle tastiere predittive di iPhone

Mezza Italia è impazzita per il presunto razzismo di iOS. Ovviamente non è vero niente

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“Apple nella bufera”, “scoppia il caso Vesuvio”, “indignazione in Rete per il razzismo di iPhone”: solitamente, quando una notizia viene lanciata e rilanciata con titoli “shock” di questo tipo, il sospetto di essere di fronte all’ennesima buffonata per acchiappare clic viene naturale. Figuratevi poi se si scopre che la presunta “polemica” è guidata da personaggi dalla presenza social discutibile come Nina Moric: il sospetto diventa realtà, e la voglia di indagare per capire come mai questa volta Apple sarebbe “nella bufera” sale inarrestabile. Ma qual è la polemica del giorno? Ci viene da ridere a scriverlo, ma pare che “la Rete” si sia “indignata” (ci perdonerete l’abuso di virgolette) perché iPhone 7 è un telefono razzista: quando si scrive Vesuvio, il sistema suggerisce di sostituire la parola con “lavali”. Il riferimento, secondo gli indignados, sarebbe a un famigerato coro da stadio anti-napoletani, che invoca l’intervento del locale vulcano contro la città: Apple, secondo chi ha inseguito la notizia, sarebbe dunque colpevole di aver insegnato espressioni razziste al suo smartphone.

La notizia, ovviamente, non è una notizia, nonostante decine di siti (anche di testate importanti) stiano provando a cavalcarla, alle volte arricchendo la bufala con nuovi, sconvolgenti dettagli; è il caso di Leggo (ma chissà quanti ce ne sono sfuggiti), che non contenta di far notare quel “lavali” aggiunge che «successivamente appaiono “col” e “fuoco”» – ovviamente senza screenshot a supportare nulla. Il Giornale, dal canto suo, riporta le parole del direttore di Radio Kiss Kiss Napoli Valter De Maggio, che si lamenta che «abbiamo provato a digitare “Vesuvio” e come suggerimento non c’è “Napoli”»; forse qualcuno dovrebbe spiegare a De Maggio che i suggerimenti non sono dati su base geografica.

La scrittura predittiva, infatti (che, tra parentesi, non funziona allo stesso modo su Android e iOS, come hanno scritto in molti), non si interessa del significato delle parole che avete digitato, né vi suggerirà mai sinonimi o termini semanticamente adiacenti. La scrittura predittiva si interessa (per farla semplice) solo di due cose: la posizione delle lettere della parola appena digitata sulla tastiera e le abitudini di scrittura del possessore del telefono. Quando digitate una parola sul vostro iPhone, il sistema controlla innanzitutto se la conosce; se gli giunge nuova, fa un confronto carattere per carattere con altre parole simili che ha già nel suo vocabolario e ve le suggerisce. Questo vale nel caso in cui facciate errori di battitura (se scrivete “cè” invece di “c’è” il sistema vi propone la versione corretta), sia nel caso di parole che non sono nel vostro vocabolario: in questo caso, potete scegliere se accettare la correzione del sistema, oppure decidere di insegnare la parola al software, per evitare di ricevere sempre gli stessi suggerimenti ogni volta che la usate. C’è poi una seconda forma di suggerimento, che è legata invece a frasi ed espressioni che usate spesso: per esempio, se tutte le mattine scrivete ai vostri colleghi “andiamo a prenderci un caffè?”, dopo qualche tempo il telefono comincerà a suggerirvi la frase completa ogni volta che scrivete “andiamo”. Ogni tastiera predittiva ha le sue regole: quelle dei sistemi Android, per esempio, “pescano” anche da tutto quello che scrivete su Google o Gmail, non solo su WhatsApp o via messaggio, e molte App che forniscono tastiere alternative a quelle di sistema pescano dati da una cloud, o addirittura da siti come Twitter.

Che cosa concludiamo, dunque, riguardo alla vicenda Apple-Vesuvio? Le possibilità sono tante, e assumendo che davvero la “notizia” sia nata su Radio Kiss Kiss Napoli bisognerebbe chiedersi: come mai l’iPhone del direttore della radio gli suggeriva proprio “lavali”? Magari a De Maggio è capitato in passato di lamentarsi per il coro razzista, e quindi di scriverlo (via WhatsApp, in una mail, in uno status su Facebook) con il smartphone – che ha imparato l’associazione e gliel’ha riproposta. Magari il suggerimento è puramente posizionale, anche se confrontando la posizione delle lettere della parola “Vesuvio” con quelle di “lavali” ci sentiamo di escludere questa ipotesi. «E tutti gli altri che hanno postato uno screenshot analogo?» chiederete voi; azzardiamo che non esistono, visto che finora abbiamo visto sempre la stessa immagine, rilanciata ovunque. «E questo video. Anche qui, le possibilità sono tante: magari la persona che ha girato il video aveva già scritto la frase in una mail al suo responsabile per proporgli l’articolo, magari l’aveva già scritta in passato. Magari voleva dimostrare di avere ragione e ha “insegnato” l’espressione al telefono prima di girare il video. Magari aveva appena passato mezz’ora a leggere notizie sulla faccenda e la sua tastiera ha pescato il termine da qui.

(per la cronaca, e visto che finora questa battaglia si combatte a colpi di aneddotica: abbiamo fatto anche noi una prova su un paio di iPhone redazionali. Nessun suggerimento di questo tipo, nessun “lavali” né “col fuoco”, e anzi i telefoni sembravano tranquillissimi di fronte alla parola “Vesuvio”, al punto che non ci hanno dato suggerimenti alternativi)

Certo, una minuscola possibilità che la polemica sia parzialmente fondata c’è (e in questo caso saremo i primi ad ammettere che Kiss Kiss aveva ragione e che Apple è razzista): gli algoritmi predittivi per tastiere possono incorporare anche espressioni di uso comune, non singole parole, e c’è chi sostiene che il famigerato coro da stadio sia entrato così tanto nei nostri discorsi da venire involontariamente inserito nel vasto vocabolario di iOS. In questo caso, dovrebbe bastare un update di sistema per “ripulire” il vocabolario di base del telefono (con l’avvertenza che basta riscrivere quel coro un paio di volte per ritrovarsi da capo, almeno sul proprio device). Purtroppo, Apple Italia non ha ancora risposto (nonostante Il Giornale spieghi che “Apple Italia cerca di difendere la sua posizione sullo stesso social” con riferimento a Twitter, peccato che Apple Italia non abbia un account ufficiale su Twitter); sospettiamo però che se anche Apple dovesse commentare sulla faccenda non lo farebbe con un’ammissione di colpa, e sicuramente non “modificherebbe l’algoritmo” come stanno chiedendo un po’ tutti.

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