Cos’è successo a ByoBlu, “censurato” da Google

Big G esclude il blog di Claudio Messora da AdSense: ecco perché

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“Il giorno più pesante per l’informazione libera da dieci anni”: così Claudio Messora, giornalista indipendente, intitola un suo post pubblicato sul suo sito ByoBlu. “L’attacco all’informazione libera e indipendente” è invece il titolo scelto da Messora per un video su YouTube che spiega la situazione. Ma cos’è successo? In breve, Google ha escluso ByoBlu da AdSense, la sua piattaforma pubblicitaria che gestisce gli annunci pubblicati su siti e video del circuito Google – YouTube compreso. Questo significa che Messora non potrà più monetizzare la sua opera, perché Google vuole censurare i suoi contenuti “scomodi” – nell’ambito di una campagna, sostiene il blogger, «orchestrata da Hillary Clinton, dal Parlamento Europeo, da Laura Boldrini, da Angela Merkel e da tutti quelli che hanno paura che l’informazione libera possa scalzare i loro privilegi». Che cosa è successo davvero? Proviamo a spiegarvelo.

Chi è Claudio Messora?

Riportiamo dal suo sito: è un pianista, musicista («Con all’attivo molti dischi venduti in numerosi Paesi del mondo»), CEO in startup di innovazione tecnologica (sostiene, tra le altre cose, di avere «inventato i blog e Ajax») e dal 2014 blogger, un «giornalista libero e indipendente» che si è fatto parecchi nemici per «le sue posizioni critiche sulle relazioni tra le grandi banche d’affari, la speculazione internazionale e i governi». Su ByoBlu, Messora scrive spesso interventi a carattere economico, e ospita opinioni di altri blogger, giornalisti e scrittori con posizioni simili alle sue. Gran parte della sua produzione è sotto forma di video, tanto che il suo canale YouTube conta 106.607 iscritti (al momento in cui scriviamo).

Perché Google l’ha tolto da AdSense?

È successo quello che Google e Facebook avevano promesso nei giorni successivi alle elezioni americane, quando il termine “fake news” è improvvisamente diventato una parola d’ordine sulla bocca di tutti (nonostante le bufale via social e le notizie false fabbricate ad arte a scopi propagandistici esistano da parecchio, in Rete e non). E cioè: accusati di eccessiva passività, e di accettare nei propri circuiti pubblicitari anche siti che trafficano in bufale e fake news, Facebook e Google hanno annunciato una stretta ai cordoni della borsa, impedendo l’accesso a, rispettivamente, Audience Network e AdSense a tutti quei siti che si fossero rivelati non affidabili dopo un controllo. Messora è una delle prime vittime di questa nuova politica: nel suo video mostra stralci della mail ricevuta da Google, nella quale si legge che “gli utenti non vogliono essere tratti in inganno dai contenuti con cui interagiscono online”. Google, in sostanza, ha detto a Messora che il suo sito non è affidabile e contiene informazioni ingannevoli, e per questo è stato escluso dal circuito AdSense.

Cosa dice Messora a riguardo?

Sostiene che l’attacco di Google sia strumentale, che sul suo sito non esistono bufale (al massimo “idee scomode”) e che la stessa Google abbia giustificato la censura (parole di Messora, non nostre) con motivazioni deboli – la teoria del blogger è che Big G non lo voglia pagare perché si “finge” una testata giornalistica, che non fa parte del circuito di informazione mainstream e che quindi vada messo a tacere per le sue posizioni scomode. A sostegno della sua tesi, Messora cita il link che la stessa Google gli ha spedito come esempio di violazione delle norme: si tratta del link a un video della Camera nel quale Maurizio Lupi spiega ai Cinque Stelle che è impossibile organizzare un referendum sull’uscita dall’Euro. Link assolutamente innocuo, in effetti: possibile che Google stia davvero facendo censura preventiva e ingiustificata? E cosa c’entrano Merkel, Boldrini e Clinton?

Ma ByoBlu è davvero un sito di bufale?

La risposta non è facile: molti dei contenuti del sito sono “informazione alternativa”, o spiegano (con toni allarmistici e vagamente complottisti) situazioni sulle quali varrebbe effettivamente la pena discutere – per esempio, come funzionano i filtri in Rete. Altri contenuti sono più borderline: prendete questo, per esempio, nel quale Messora sostiene un improbabile legame tra l’esito del referendum costituzionale, il Fondo Salva Stati, il commissariamento dell’Italia e la Troika europea; a oggi non ci risulta che l’esito del referendum sia stato ribaltato, né che il governo Gentiloni sia stato commissariato dall’UE.

Ci sono poi post che è impossibile non bollare come complottisti o bufalari: se ne trovano parecchi, per esempio, sul piano Kalergi, una strampalata teoria che risale ai primi del Novecento che sostiene che i “poteri forti” (quindi l’Europa, Boldrini, Merkel e Clinton, immaginiamo) abbiano aperto le frontiere dell’Europa per trasformare il continente in un “ultra-meticciato” popolato da un gregge ignorante e multietnico, senza diritto all’autodeterminazione e dunque preda facile di banche, logge massoniche e probabilmente rettiliani, che si arricchirebbero alle nostre spalle. Per dare un riferimento oltreoceano, uno di coloro che sostengono da anni l’esistenza di un “piano Kalergi” è Alex Jones, presentatore radiofonico e proprietario del sito Infowars.com, che sostiene tra le altre cose che l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre sia stato organizzato da George Bush.

Da scienziati, poi, non possiamo non segnalarvi anche altre bufale ripetute più volte da Messora sul suo blog: per esempio, quella secondo la quale non c’è alcun legame tra AIDS e HIV (un’idea sostenuta anche da Beppe Grillo, con il quale Messora ha collaborato per anni prima di venire licenziato dal Movimento), o quella secondo cui è possibile prevedere i terremoti. Bufale.net racconta altre storie di bufale firmate Messora, una delle quali particolarmente ridicola: buona lettura.

Però il link segnalato da Google…

… non conteneva nulla di illecito, è vero. È anche vero che (basta guardare il video di Messora) Google ha anche specificato che “l’URL indicato sopra è solo un esempio”: Messora non è stato tolto da AdSense perché ha postato un video di Maurizio Lupi, ma perché è finito nella prima tornata di controlli che Google aveva promesso a dicembre. Evidentemente qualcuno (non sappiamo se un tecnico di Google o un algoritmo) l’ha ritenuto “non affidabile”, e ha preferito togliergli il sostegno economico derivante da AdSense.

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Google e Facebook, vale la pena ricordarlo, sono soggetti privati che forniscono servizi: chi vuole utilizzarli deve accettare termini e condizioni imposte dall’azienda, e tra quelli di Google si legge che

“Google può in qualsiasi momento risolvere il Contratto, sospendere o revocare la partecipazione di qualsiasi Proprietà ai Servizi per qualsiasi ragione. Se risolviamo il Contratto a seguito di una violazione da parte del Publisher o a causa di attività non valida realizzata dal Publisher, ci riserviamo di trattenere importi non pagati o imputarli nuovamente all’Account del Publisher. In caso di violazione del Contratto da parte del Publisher o sospensione o risoluzione da parte di Google dell’Account del Publisher, (i) non sarà consentito al Publisher creare un nuovo Account né (ii) non sarà consentito al Publisher monetizzare contenuti su altri prodotti di Google”.

Da un punto di vista legale, insomma, Google è inattaccabile: ha deciso che il blog di Messora non è affidabile e gli ha tagliato i fondi. Non l’ha censurato – ByoBlu è ancora online, anche perché Google ci può fare poco, ed è ancora online il suo canale YouTube –, ma gli ha tolto la possibilità di monetizzare i suoi contenuti. È una scelta antipatica, volendo, ma non certo liberticida: AdSense non è l’unica piattaforma pubblicitaria in Rete, né YouTube è l’unico servizio di hosting video in circolazione. Se Messora sceglie di non adeguarsi agli standard della piattaforma che ha scelto, togliergli la pubblicità è nel pieno diritto del proprietario della piattaforma.

Quindi Google non ha fatto nulla di male?

Questo non significa che Google (e Facebook, anche) siano privi di colpe o esenti da critiche: l’obiezione più frequente a chi fa notare quello che abbiamo appena scritto anche noi è che Google è ormai un monopolio, che non poter lavorare con Google equivale a non poter lavorare e che l’informazione mondiale (e il modo in cui viene somministrata agli utenti) è ormai, se non ufficialmente, almeno ufficiosamente in mano a Mountain View, che dovrebbe ripensare le sue politiche in una direzione meno liberticida. Che Google sia un monopolio de facto è (quasi) vero: il 78% degli utenti in Rete usano il suo motore di ricerca, e AdSense serve qualcosa come 14 milioni di siti web. E la Commissione Europea indaga da quasi un anno sulla presunta posizione monopolistica dell’azienda americana, non solo per quel che riguarda pubblicità e motori di ricerca ma anche per l’uso di browser e sistemi operativi. Google, insomma, sta approfittando della sua posizione dominante, e se da un lato la scelta di far cadere l’accetta sui siti di fake news è da applaudire, dall’altro crea un curioso cortocircuito: un soggetto privato può decidere della validità o meno di un sito o di un content creator su YouTube, e tagliargli i finanziamenti se non si adegua ai suoi standard, che i critici come Messora sostengono essere dettati non da considerazioni di carattere commerciale né editoriale, ma da pressioni che provengono “dall’alto” – nel caso specifico, ci sembra di capire, dal mondo dell’informazione tradizionale, che si sente minacciata da blogger “alternativi” e vuole impedire loro di far soldi, per metterli a tacere.

Il problema di questa teoria è che è impossibile da dimostrare, e prevede l’esistenza di un complotto silenzioso orchestrato dai poteri forti ai danni di coloro che diffondono verità scomode. E soprattutto, che distoglie l’attenzione dal vero problema, che non è né di Merkel, Boldrini e Clinton né della stampa mainstream: è di Google (e pure di Facebook), che continuano a rifiutare l’idea di avere ormai un ruolo editoriale e di essere entrati a far parte del sistema dell’informazione – con tutto quello che comporta, tra cui la scelta di avere una linea editoriale e di utilizzarla per selezionare le informazioni. Finché i due giganti continueranno a fingersi super partes, casi come quello di Messora continueranno a verificarsi, con il non trascurabile effetto collaterale di mettere in cattiva luce Facebook e Google e far passare anche complottisti e bufalari come martiri della censura del web. Se avessero preso una posizione, probabilmente oggi non saremmo qui a discutere di AdSense e ByoBlu.

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