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Così Uber sfugge ai controlli delle forze dell’ordine

Uber è accusata di sviare le autorità di controllo dei Paesi in cui UberPop è illegale tramite un programma segreto chiamato Greyball

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Uber è forse l’app più controversa della storia. Il servizio di noleggio con conducente tramite smartphone ha in sostanza rivoluzionato la mobilità urbana ma così si è inimicata tutta la categoria dei tassisti e questo praticamente in ogni Paese dove è disponibile. Non solo, nella sua declinazione UberPop, ovvero quella che consente ai privati cittadini di diventare di fatto suoi conducenti, è ufficialmente illegale in varie nazioni. Questo avviene in Italia ma è la stessa cosa anche in Francia, Belgio e Germania. L’app ideata da Travis Kalanick, che ha abbandonato il ruolo di consigliere di Donald Trump, è oggi finita nuovamente nell’occhio del ciclone a causa di un’inchiesta pubblicata dal New York Times riguardo un programma chiamato Greyball che le consente di evitare i controlli della polizia e continuare ad operare al di fuori della legge.

Questo astuto stratagemma approvato dall’ufficio legale di Uber è basato su una serie di strumenti tecnologici in grado di individuare gli account delle forze dell’ordine per poterle tenere lontano dalla vetture che appartengono al servizio Pop. Greyball mostra alle autorità di controllo una mappa realizzata su misura in cui le auto effettivamente circolanti sono sostituite con altri mezzi che in realtà non esistono. La polizia si mette quindi all’inseguimento di veri e propri conducenti fantasma. Greyball ottiene i dati necessari al suo funzionamento attraverso l’analisi dei comportamenti degli utenti che utilizzano app nei pressi degli uffici delle forze dell’ordine. Queste informazioni vengono poi incrociate con quelle delle carte di credito e quelle reperibili online e dai social network. Il programma è attivo dal 2014 un po’ dappertutto (il NYT parla di Las Vegas, Australia, Corea del Sud, Parigi, Cina e Italia) e rientra nella strategia “Violation of terms of service” che, secondo quanto riferisce Uber, è volta a individuare i clienti che hanno comportamenti sospetti o illeciti e a proteggere i conducenti da eventuali aggressioni che effettivamente si sono verificate. L’azienda di San Francisco in realtà non è nuova ad attività di spionaggio. Tempo fa è stata infatti accusata di monitorare gli spostamenti dei giornalisti che la criticavano sollevando aspre critiche da più parti.

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