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Donald Trump e il futuro della Silicon Valley

Donald Trump è stato eletto Presidente degli USA, e per le grandi aziende tech è un vero problema

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Contro ogni pronostico Donald Trump ha vinto la corsa alla Casa Bianca. Il tycoon diventerà il 45esimo Presidente degli Stati Uniti e alla luce dei toni utilizzati in campagna elettorale nei confronti del settore tecnologico si prevedono 4 anni bui per i colossi dell’hi-tech americani. Trump si è dimostrato sempre piuttosto diffidente nei confronti della Silicon Valley e allo stesso modo le aziende che la compongono hanno per la maggior parte supportato la candidatura di Hillary Clinton.

A luglio circa 140 esponenti di aziende dell’hi-tech hanno firmato una lettera in cui criticavano apertamente le opinioni di Trump in merito a immigrazione ed investimenti nelle infrastrutture tecnologiche. Tra coloro che hanno aderito all’iniziativa figuravano anche personaggi di spicco come il co-fondatore di Apple, Steve Wozniak. “Trump sarebbe un disastro per l’innovazione. La sua visione è contraria allo scambio aperto delle idee, alla libera circolazione delle persone e al fatto che un mondo aperto è fondamentale per la nostra economia, visto che fornisce le basi per l’innovazione e la crescita”, si legge nella lettera. Gli unici imprenditori del settore a sostenere, anche finanziariamente, il neo Presidente sono stati Peter Thiel, fondatore di Paypal, e Larry Ellison, numero uno di Oracle.

Donald Trump è Presidente, i pro e i contro per la Silicon Valley

Il programma di Trump prevede di “riportare l’America nuovamente grande” (make America great again) anche attraverso l’abbassamento delle aliquote massime delle multinazionali dal 35 al 15%. Le grandi aziende usufruiranno inoltre di una tassa agevolata per il rimpatrio dei capitali all’estero. Tutto questo è certamente positivo per Apple e le altre ma è controbilanciato da una politica protezionistica in campo manifatturiero. Il magnate dell’industria ha parlato di tasse maggiori sui prodotti realizzati in Cina e Messico e vorrebbe che tutti i dispositivi tecnologici fossero Made in USA in ogni loro aspetto. “Costringerò Apple ad abbandonare la Cina e produrre i suoi dannati computer e l’altra roba qui”, ha detto il tycoon. La Silicon Valley avrà inoltre più difficoltà ad assumere talenti stranieri vista l’avversione di Trump nei confronti degli immigrati.

L’azienda che però subirà un impatto maggiormente negativo per il risultato delle elezioni sarà certamente Amazon. Il CEO del colosso dell’e-commerce, Jeff Bezos, non ha mai nascosto la sua antipatia nei confronti di Trump e lo stesso ha fatto il miliardario accusandolo di favorire la campagna di Hillary tramite le pagine del Washington Post di cui è proprietario. Il tycoon ritiene inoltre che Amazon sia sottoposta ad una tassazione fin troppo leggera e in futuro potrebbero quindi arrivare indagini da parte dell’Antitrust americano.

Donald Trump e la cybersicurezza

Trump nel suo programma si interessa anche di cybersicurezza e sostiene un maggiore controllo delle Rete da parte delle autorità governative. Il miliardario vorrebbe una maggiore protezione per le aziende americane contro gli hacker stranieri ma allo stesso tempo ha preso le parti della Russia, accusata di aver interferito con le elezioni attraverso attacchi mirati ai sistemi informatici del Partito Democratico. Il tycoon in passato aveva addirittura proposto di chiudere una parte del web per bloccare la propaganda jihadista dell’Isis è si è detto contrario a trasformare l’ICAAN, l’associazione che si occupa della gestione dei domini Internet, in una struttura non più sotto il diretto controllo degli Stati Uniti. Trump non sembra quindi più interessato a controllare le attività online dei cittadini più che a difenderne la privacy dei cittadini. La conferma arriva dal fatto che il miliardario si era schierato con l’Fbi quando Apple si rifiutò di sbloccare l’iPhone di uno degli autori della strage di San Bernardino.

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