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Prima o poi doveva succedere: arrivano le pubblicità nei video di Facebook

Imparate la parola “mid-roll”, perché imparerete a odiarla

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Non bisogna essere dei fini analisti dell’industria per rendersi conto che Facebook ha deciso di puntare molto (se non tutto) sui contenuti video: ogni giorno, 100 milioni di ore vengono spese in tutto il mondo per guardare materiale video sul social di Zuckerberg, una tendenza che vi avevamo già anticipato due anni fa e che è ormai sotto gli occhi di tutti. Facebook, però, ha anche un problema con i video: non ha ancora capito come sfruttarli per fare soldi, e per far fare soldi ai content creator – un ostacolo notevole lungo la strada della dominazione globale, soprattutto quando il concorrente si chiama YouTube. L’anno scorso, Facebook ha cominciato a permettere ai creatori contenuti di creare video sponsorizzati, ma stando a quanto riporta Recode la prossima mossa che arriva da Menlo Park sarà più estrema: l’introduzione di pubblicità mid-roll, cioè durante il video e non all’inizio.

YouTube, per esempio, lo fa già, al punto che la presenza di messaggi promozionali in un video viene segnalata sul media player. L’approccio di Facebook potrebbe essere lievemente diverso. Innanzitutto, gli ads saranno consentiti solo in video superiori ai 90 secondi di durata, e andranno in riproduzione solo dopo che l’utente ne ha guardati almeno 20. Gli ads, poi, non potranno durare più di 15 secondi (su YouTube sono 30), e gli editori riceveranno il 55% dei profitti generati (percentuale identica a quella di YT, in questo caso). Il vero problema, però, non sta nell’introduzione delle pubblicità, ma nel modo in cui i creatori di contenuti potrebbero sfruttarle peggiorando l’esperienza dell’utente. Il limite temporale sotto il quale la pubblicità non scatta potrebbe spingere qualcuno a spostare tutti i contenuti interessanti sul finale del video stesso, e sfruttare quei 20 secondi per creare una sorta di anteprima del video stesso; c’è in più la considerazione che i video sul News Feed partono in atomatico (a meno che l’utente non disabiliti la funzione), il che potrebbe gonfiare artificialmente le metriche per questi video. E c’è la non trascurabile considerazione che le pubblicità sono frustranti per l’utente, soprattutto se Facebook non dovesse segnalarne la presenza: il rischio di perdere utenza invece che far guadagnare soldi agli inserzionisti c’è, soprattutto quando su Facebook esiste già la possibilità di creare video sponsorizzati, che fanno pubblicità diretta o tramite product placement invece che nasconderla in un innocente contenuto informativo. D’altra parte, siamo ancora in fase di sperimentazione: il tempo ci dirà se Zuckerberg & co. avranno avuto ragione.

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