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Facebook, nuova stretta contro le fake news: ecco le novità di oggi

Il social di Zuckerberg si schiera contro le notizie false, ma anche contro il clickbait

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“Fake news” è stata una delle parole d’ordine del 2016 e, se il primo mese del 2017 è un indizio, lo sarà anche quest’anno. Ne consegue che Facebook e Google saranno al centro del dibattito ancora per un bel po’, almeno finché non avranno preso una posizione decisiva e definitiva sull’argomento. Di Google e della sua stretta contro i siti che promuovono notizie false abbiamo già discusso due giorni fa; oggi parliamo invece di Facebook, che in un post sul suo blog ufficiale ha annunciato una nuova tornata di provvedimenti contro bufale, spam e clickbait: il social ha modificato nuovamente l’algoritmo che propone link ai suoi utenti, nel tentativo di «mostrare storie più autentiche e tempestive».

Le modifiche in questione sono due. Una è mirata a eliminare, o quantomeno ridurre, il numero di link a siti di notizie false che compaiono sulle nostre bacheche, l’altra dovrebbe migliorare e aggiustare in tempo reale la qualità dei link che ci vengono proposti. Per quel che riguarda la prima, come si legge nel post, Facebook ha scelto una strada furba e un po’ cerchiobottista: il social vuole favorire quella che chiama “comunicazione autentica”, che viene definita come “tutte quelle storie che gli utenti considerano genuine e non fuorvianti, sensazionalistiche o spammy”. Oltre a fornire agli utenti link che provengono da persone o pagine a loro vicine (amici, parenti, dovunque sia stato messo un Like), Facebook ha implementato anche dei nuovi “segnali universali”: il team ha individuato una serie di pagine che postano spam, bufale o che fanno di tutto per “elemosinare” Like e condivisioni, e le ha usate per insegnare all’algoritmo che cos’è una pagina autentica e quali, al contrario, vanno bloccate perché non rispondono ai criteri – Facebook fa l’esempio di una pagina che viene spesso nascosta dal feed degli utenti per spiegare che cosa intende con “pagina non autentica”.

C’è un piccolo problema con questa iniziativa: continua a sembrarci un bel modo per lavarsi le mani del problema delle fake news, e per spostare tutta la responsabilità sulla comunità. Una pagina verrà considerata “non autentica” solo in base alle interazioni degli utenti: può anche pubblicare solo fake news e bufale (e stare attenta a non esagerare con i “Condividi!” e “Metti Like alla pagina!”), ma se i suoi follower continuano a supportarla e a condividere i suoi contenuti continuerà ad apparire perfettamente legittima agli occhi dell’algoritmo. E dall’altra parte, una campagna di boicottaggio a base di “metto il like, poi lo tolgo e nascondo i tuoi contenuti” potrebbe, in teoria, raggiungere un volume tale da far passare una pagina perfettamente legittima dalla parte dei cattivi – e Facebook potrà giustificarsi come al solito, dicendo di aver fatto tutto il possibile, e ribadendo di non essere un editore e di non voler mettere becco su certe questioni, preferendo che siano l’algoritmo e gli utenti con i loro clic a occuparsene.

Il secondo update ci sembra meno pericoloso, perché va a colpire i cosiddetti “real-time signals”, cioè quegli indicatori che influenzano i contenuti «temporaneamente più importanti per i nostri utenti». Traduzione: se gioca la vostra squadra, alla quale avete messo Like e della quale state discutendo con un amico in calce a qualche status, il vostro Feed si riempirà di aggiornamenti relativi alla partita; lo stesso vale per quegli argomenti «di cui la gente sta parlando in massa», un po’ come già accade oggi a dire la verità. Facebook sostiene che nessuno dei due update avrà un impatto evidente sul traffico delle Pagine, che «dovrebbero continuare a postare storie rilevanti per i loro utenti»; la speranza è di continuare ad alzare la qualità dei contenuti che circolano sul social, e di adattarli sempre di più alle esigenze dell’utente. Quando però è l’utente stesso che giudica, a colpi di click, la qualità dei contenuti, non si rischia un cortocircuito?

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