bufala

Google contro le bufale: arriva il fact checking per le news

Big G certificherà i siti che dicono solo la verità, mentre Facebook continua a far finta di nulla

Share With:

Nuovo capitolo della guerra alle bufale su Internet, e ancora una volta è Google a scendere in campo contro tutti quei siti che pubblicano o rilanciano informazioni false o non verificate. Già attiva da più di un anno nella costruzione di un database di siti attendibili e informazioni verificate, da dare in pasto ai suoi bot per facilitare il loro lavoro di controllo (un sito sincero viene premiato nel posizionamento), ora Google ha deciso di fare un altro passo avanti, e di certificare ufficialmente tutti quei siti che hanno dimostrato la loro dedizione alla verità. Lo farà nelle Google News, e per ora solamente per gli utenti inglesi e americani, come annunciato su un post pubblicato sul blog di Google.

Google, in realtà, ha introdotto le etichette su News già sette anni fa, catalogando alcuni contenuti come, per dirne solo alcune, In Depth, Opinion o Wikipedia – nella versione italiana, per esempio, trovano sempre spazio le news etichettate come Fonte locale o come Editoriale. D’ora in avanti, i siti che in passato hanno dimostrato di essere affidabili, e che si impegnano nel controllare affermazioni e notizie controverse, potranno fregiarsi di una nuova categoria: Fact Check, appunto, un programma al quale non è chiaro quanti siti abbiano già aderito (chi volesse farlo può leggere il blog di Google per le istruzioni) ma che ha già fatto capolino su smartphone e computer di inglesi e americani. Qualcuno fa notare come la scelta di far partire il programma a un mese dalle elezioni americane, e alla fine di una delle campagne più orribili e ricolme di bugie della storia degli States, non è casuale. Altri, tra cui noi, si chiedono invece quanto efficace si dimostrerà questa soluzione: sia perché non tutti usano Google News per informarsi (anzi, la massa critica dell’utenza su Internet passa da Facebook o direttamente dalle ricerche di Google), sia perché la scelta di Google si limita a “spostare” il problema – invece che fidarsi di questo o quel sito, ci si fiderà ciecamente di Google, invece che controllare in prima persona come sarebbe sano fare.

Ultima considerazione, la figuraccia che ci fa l’altra grande fonte d’informazione per il popolo di Internet: Facebook, che anche dopo aver cambiato il suo algoritmo e aver affidato la selezione delle sue Trending Stories a un team editoriale non riesce proprio a evitare di pubblicizzare contenuti falsi – che in certi casi hanno anche danneggiato i soggetti coinvolti. Facebook non ha finora implementato alcuna forma di fact checking sulle sue bacheche, né pare interessato a farlo: magari la concorrenza di Google aiuterà Zuckerberg a cambiare idea.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non è stato inserito nessun commento.

Accedi


Nome utente
Crea un nuovo account!
Password
Hai dimenticato la password?

Registrati


Nome utente
Email
Password
Conferma la Password
Sesso
Indirizzo
Citta
Provincia
Professione
Telefono
Desidero ricevere la newsletter
Accetto le condizioni di utilizzo del servizio
Ai sensi degli articoli 1341 e 1342 del codice civile italiano si accettano espressamente i seguenti articoli del Contratto: 1. (automatica accettazione della più recente versione del Contratto); 7. (diritti di privativa); 8. (manleva); 9. (modifiche e cancellazioni); 10 (limitazione di responsabilità); 12. (legge applicabile e foro competente)
Autorizzo al trattamento dei miei dati personali come descritto nell'articolo 8
Autorizzo la cessione dei miei dati personali a terzi/partner
Hai già un account? Esegui la login

password dimenticata?


Nome utente o Email
Twitter Auto Publish Powered By : XYZScripts.com