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Google rivede la sua politica sugli annunci sgradevoli

Google lancia “Funding Choises”, un nuovo strumento che consentirà agli editori di proporre agli utenti un pagamento per oscurare la pubblicità dal sito

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Ad aprile vi abbiamo rivelato che Google sta lavorando ad un sistema di ad-block proprietario da integrare all’interno del suo browser Chrome. Big G guadagna somme a dir poco enormi dalla pubblicità ma in alcuni casi gli spot possono rovinare l’esperienza dell’utente e spingerlo verso altri servizi. Inoltre, proporre direttamente un software di questo provocherebbe un calo del download di estensioni di terzi parti. Per fare un esempio Ad Blocker Plus, il programma più celebre per il blocco della pubblicità online, ha raggiunto i 100 milioni di utenti in tutto il mondo l’anno scorso. Oggi si scopre che Google non ha in mente di fare un ulteriore passo avanti nella lotta agli annunci fastidiosi o ingannevoli dotando gli editori di un nuovo strumento chiamato “Funding Choises”.

Il tool è parte integrante della piattaforma Google Contributor e permetterà agli editori di proporre due scelte ai visitatori dei propri siti che utilizzano ad-blocker: disabilitare il sistema di blocco degli annunci o pagare per non vedere banner a tutta pagina, pop-up e video con riproduzione automatica. Il servizio è attualmente in fase beta ed è disponibile in Nord America, Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda e Germania. Il costo sarà deciso dai gestori del singolo sito ma dovrebbe aggirarsi su 0,01 euro per pagina. Sridhar Ramaswamy, Vice President per Ads & Commerce di Google, ha affermato che “questi cambiamenti garantiscono a tutti i creatori di contenuti, grandi e piccoli, di continuare ad avere una maniera sostenibile per finanziare il proprio lavoro con la pubblicità online”.

Esattamente come le linee guida di Facebook ai suoi moderatori anche in questo caso si sono sollevati forti dubbi sull’autorevolezza delle aziende del web nello scegliere quali contenuti sia lecito cancellare. Molti editori si sono detti soddisfatti dell’avvento di “Funding Choises” ma allo stesso tempo ci si chiede quali siano i criteri di Google per determinare se un annuncio è da considerarsi negativo per la navigazione dell’utente. Google partecipa alla “Coalition for Better Ads“, un consorzio indipendente che promuove forme di advertising più etiche, ma basterà questo a fugare i dubbi degli editori?

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