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Il nuovo volto di Call of Duty: Infinity Warfare è… Belen Rodriguez?

Insieme a Emis Killa, tra l’altro: cosa sta succedendo ai videogiochi?

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Prima la notizia, nuda e cruda: Belen Rodriguez è il nuovo volto italiano di Call of Duty: Infinite Warfare, il nuovo sparatutto di Activision che uscirà tra una settimana circa (il 4 novembre) per PS4, XB1 e PC. Insieme a lei, Emis Killa e una pletora di youtuber più o meno famosi: potete godervi lo spettacolo nel video in calce al pezzo, e se avete voglia farvi anche un giro tra i commenti sotto al video – una gentile variazione sul tema «che cosa c’entra Belen con Call of Duty?». Ora: stupirsi perché un volto noto del mondo dello spettacolo presta le sue fattezze alla promozione di un prodotto di intrattenimento è come sorprendersi che stamattina il sole sia sorto a est. Michael Jackson e Joe Montana contribuirono, a fine anni Ottanta, al lancio di SEGA Genesis, Jack Black pubblicizzò Pitfall per Atari (davvero!), Ozzy Osbourne si fece vedere in uno spot per World of Warcraft… non c’è nulla di nuovo, né di strano, nello sfruttare la popolarità di un attore o di un cantante per promuovere qualcosa.

Quel che è strano, in questo caso, è il “come”, più che il “cosa”. Guardate lo spot: che cosa vedete di Call of Duty: Infinite Warfare, che per la cronaca sarà il primo della saga a portare le sparatorie nello spazio e a implementare novità come il combattimento a gravità zero e la possibilità di visitare altri pianeti? Quasi nulla: solo poche, rapide sequenze di spara-spara, uguali a tutte quelle che abbiamo visto in CoD negli ultimi anni; per il resto, c’è Belen che parla, e ci racconta il suo amore per le “sfide epiche”, prima di spiegare che anche lei farà parte dell’Italian Video Challenge, una sfida tra due team di youtuber italiani che si sfideranno in diretta streaming per la supremazia sull’avversario. Al progetto partecipano anche altre celebrità della Rete, da Frank Matano a Emis Killa – altri due nomi che non vengono automaticamente associati ai videogiochi, ma che hanno una coda di follower talmente ampia che il solo fatto di farli parlare di CoD garantisce attenzione verso un gioco che ha già avuto la sfortuna di diventare famoso per il trailer più “dislike-ato” della storia di YouTube.

Quello che stupisce di tutta questa operazione è: perché? Senza arrivare a dire che “Call of Duty non ha bisogno di pubblicità”, perché tutto ha bisogno di pubblicità, e posto che promuovere un gioco che fa del multiplayer il suo punto di forza tramite competizioni su YouTube e in diretta streaming ha un suo senso, a cosa si deve la scelta di testimonial così improbabili? I più maliziosi sosterranno che la scelta è puramente ormonale: la fanbase di Call of Duty è ancora in gran parte maschile (le donne, almeno per la porzione online che è quella più semplice da tracciare, coprono il 20% del totale dei giocatori di CoD) e una bellezza come Belen non può che attirare l’attenzione.

La verità è un’altra, e fa il paio con un’altra notizia che arriva da Bethesda, sul punto di pubblicare il remaster di Skyrim e Dishonored 2; in questo post sul loro blog potete leggere la nuova policy della casa riguardo alle recensioni dei loro prodotti: le copie ai giornalisti verranno spedite un giorno prima dell’uscita del gioco, tutto questo mentre Bethesda continuerà a «collaborare con streamer e youtuber per supportare al meglio [i giochi]». Traduzione: quando si tratta di convincere la gente a comprare, la stampa tradizionale ha perso il suo potere, e anzi rischa solo di danneggiare il prodotto con le sue critiche e recensioni negative. Uno youtuber, invece, manterrà sempre l’aria innocente da «è uno di noi», anche quando la sua copertura di un gioco è in realtà pagata come prestazione professionale dal produttore del gioco stesso. E quindi: sempre meno coperture tradizionali, sempre più streaming e video su YouTube, sempre meno “critica” e immagini del gioco, sempre più contorno (una competizione tra team rivali vale più di un video che mostra i punti di forza di un gioco). Aggiungeteci poi che queste strategie funzionano tanto meglio quanto più iterativo è il franchise che viene pubblicizzato: l’uscita di una nuova IP va necessariamente accompagnata con spiegazioni dettagliate di quello che si sta per comprare, mentre un gioco come Call of Duty, giunto ormai alla centosessantesima versione in pochi anni, non ha neanche più bisogno di essere mostrato per venire venduto. Ci resta un dubbio: visto che Call of Duty, come accade per esempio con FIFA, “si vende da solo”, siamo sicuri che la presenza di Belen serva davvero a qualcosa, se non ad attirare insulti e commenti da censura?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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