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La NASA ha trovato i tre finalisti della “Space Poop Competition”

La NASA ha scelto i tre migliori progetti che consentiranno agli astronauti di andare in bagno anche nel vuoto dello spazio

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La NASA sogna di portare l’uomo su Marte entro pochi anni e ha già individuato alcuni siti adatti allo sbarco. L’agenzia spaziale statunitense al momento deve però affrontare un problema più terreno, ovvero lo smaltimento dei rifiuti organici degli astronauti. Eliminare feci ed urine tramite i classici pannoloni può infatti diventare difficoltoso durante missioni a lungo raggio e prolungate. D’altronde, come sottolinea la stessa NASA, “quando ti scappa ti scappa e a volte capita che la devi fare nel vuoto dello spazio”.

Il sito di crowdsourching HeroX ha quindi raccolto tutte le proposte pervenute all’ente statunitense per il suo concorso “Space Poop Competition”, finalizzato proprio a trovare una soluzione più efficiente per lo smaltimento dei rifiuti umani. Da ottobre il portale ha ricevuto oltre 5mila proposte da parte di 20mila persone individuali e team. La soluzione cercata dalla NASA deve risultare piccola, veloce, utilizzabile più volte consecutivamente, adatta sia agli uomini sia alle donne ma deve anche permettere all’astronauta di muoversi comodamente.

Il vincitore della competizione e dei 30mila dollari in palio per il primo posto è stato Tatcher Cardon, fisico per diletto e chirurgo di volo per professione. Grazie alla sua esperienza nella chirurgia non invasiva l’inventore ha pensato di realizzare una sorta di valvola a tenuta stagna che consente di inserire nella tuta spaziale piccoli oggetti come tamponi e pannoloni. Quando l’astronauta ha necessità di andare in bagno può espanderli, fare le sue cose e infine restringerli per espellerli nello spazio profondo dalla stessa via da cui sono entrati. Al secondo posto si è invece piazzato il gruppo “Space Poop Unification of Doctors” con un sistema ad aria compressa che sfruttando i movimenti naturali dell’astronauta spinge rifiuti organici dal corpo ad un’area della tuta predisposta al loro stoccaggio. Il podio si completa con la tecnologia progettata da product designer inglese Hugo Shelley. Nello specifico si tratta di una tuta chiamata “SWIMSuite – Zero Gravity Underwear” che integra un meccanismo che comprime, sigilla e sanifica i prodotti di scarto umani.

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