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La NASA ha trovato i tre siti di atterraggio per la missione Mars 2020

L’agenzia spaziale statunitense ha ridotto la lista dei possibili siti di atterraggio su Marte della sua sonda. L’obiettivo è trovare finalmente tracce di forme di vita

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L’esplorazione di Marte sta per entrare in una nuova era. La NASA ha individuato i tre possibili siti di atterraggio del rover protagonista della missione Mars 2020, che avrà il compito di preparare la futura colonizzazione del Pianeta Rosso e di trovare tracce di forme di vita. La lista comprendeva inizialmente otto aree ed è stata poi ridotta al numero attuale durante un workshop tenutosi a Monrovia, in California. Il primo sito si trova a nord est del vulcano Syrtis e un tempo ospitava delle sorgenti calde. La presenza di acqua potrebbe significare che in un’epoca passata potrebbe aver ospitato un qualche tipo di organismo. La seconda area è situata nel lago prosciugato del cratere Jezero mentre la terza è posta tra le colline Columbia ed è stata il sito di atterraggio del rover Spirit nel 2004.

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Mentre la NASA lavora alla propria missione anche l’Agenzia Spaziale Europea (Esa) sta completando seppur con qualche ritardo l’allestimento della seconda fase del progetto EXOMARS. La prima parte della missione è stata purtroppo solamente un mezzo successo. Il TGO (Trace Gas Orbiter) continua a trasmettere dati sull’atmosfera marziana ma l’EDL (Entry, Descent & Landing) Schiaparelli, il cui scopo era quello di testare la tecnologia per lo sbarco sul Pianeta Rosso, si è invece schiantato sulla superficie. La seconda fase di EXOMARS inizierà nel 2018 e prevede l’atterraggio di un lander dotato di un trapano di nuova generazione e in grado di scavare fino a 2 metri di profondità. Tra le altre cose, questa tecnologia è stata realizzata totalmente in Italia.

Il CEO di SpaceX, Elon Musk, è invece convinto di poter portare l’uomo su Marte entro i prossimi 5 anni. La sua agenzia spaziale privata, che ieri ha spedito un batterio patogeno sulla Stazione Spaziale Internazionale per studiarlo, ha completato lo sviluppo delle navicelle Red Dragon ed è riuscita a far atterrare un razzo riutilizzabile dalla stessa piattaforma da cui era decollato. Il problema maggiore riguarda però la sicurezza dei futuri colonizzatori che durante il viaggio saranno sottoposti ad una ingente quantità di radiazioni spaziali potenzialmente pericolose. A ciò si aggiunge il fatto che attualmente non disponiamo di una tecnologia in grado di fornire approvvigionamenti a costi ragionevoli e in tempi ridotti.

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