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Le chat di WhatsApp non sono al sicuro a causa di una backdoor

All’interno di WhatsApp esiste una falla nella crittografia che consente a terzi di accedere a qualunque conversazione o contenuto scambiato tra gli utenti

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La scoperta di un piano globale di spionaggio portato avanti dall’intelligence statunitense, conosciuto poi come scandalo Datagate, ha portato alla luce il problema della sicurezza online a milioni di persone. WhatsApp, come molte altre aziende del web, ha quindi introdotto la crittografia end-to-end per proteggere gli utenti dagli occhi indiscreti dei governi e dagli hacker. Questo sistema di sicurezza non solo impedisce a terzi di accedere a foto, video e chat degli utenti ma non consente nemmeno alla stessa azienda di visualizzare tali dati. Si pensava che la crittografia utilizzata da WhatsApp fosse praticamente inviolabile ma la verità è che la privacy di tutti coloro che utilizzano l’app non è per niente al sicuro.

Secondo un’indagine pubblicata ieri dal The Guardian nella sua edizione online, esiste una falla negli apparati di protezione della piattaforma di messaggistica che conta più di 1 miliardo di utenti nel mondo. Questa backdoor consentirebbe a terzi di leggere qualunque conversazione e di visualizzare ogni contenuto scambiato nelle chat. La scoperta è stata effettuata dal tema di ricerca del professor  Tobias Boelter della Berkeley University in California. Il problema risiede nel fatto che la crittografia entra in funzione solamente quando il messaggio viene ricevuto dal destinatario. Nel caso questo non arrivi per svariati motivi (assenza di segnale o nessuna connessione ad Internet ad esempio) viene realizzata una chiave di decriptazione temporanea. Questa rimarrà comunque valida anche una volta che i dati raggiungeranno lo smartphone del destinatario e verranno criptati con un’altra chiave. Tutto questo avviene senza l’utente si accorga in nulla. Ad aprile Boelter afferma di aver notificato il problema a Facebook, che ha acquisito WhatsApp nel 2014 per 19 miliardi di dollari, ma il social network non sembrava particolarmente preoccupato. L’azienda di Menlo Park non solo era già a conoscenza del backdoor ma la riteneva “un comportamento atteso”.

A seguito dell’ampia diffusione della notizia, WhatsApp ha voluto sottolineare in un comunicato che l’app “non fornisce ai governi una “backdoor” nei suoi sistemi e avrebbe combattuto ogni richiesta in merito”. “La scelta progettuale a cui fa riferimento l’articolo  – afferma l’azienda – impedisce a milioni di messaggi di essere persi e WhatsApp offre notifiche di sicurezza che avvertono di potenziali rischi. Siamo sempre trasparenti in merito alle richieste ricevute, pubblicando i dati relativi all’interno del Facebook Government Requests Report”.

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