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Quando le fake news distruggono la realtà: la storia di Alfredo Mascheroni

La storia di Alfredo Mascheroni dimostra, per l’ennesima volta, che la noncuranza con cui le persone condividono fake news può essere un problema enorme.

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Qual è il rischio reale delle fake news? La storia di Alfredo Mascheroni lo illustra in maniera lapalissiana. È da circa quasi due settimane una delle persone più famose del web, almeno in Italia, ma non per merito suo. Ventiquattro anni, molto attivo sui social come tutti i suoi coetanei, è ragazzo gioviale, gestisce un bar in provincia di Parma, e al risveglio di un normale sabato mattina si trova subissato di notifiche di Facebook. Pensa a un errore, ma sul social trova una miriade di richieste di amicizia, di messaggi privati, di post sulla propria bacheca: è diventato famoso senza motivo, né tantomeno per qualcosa che abbia davvero fatto. I messaggi, infatti, sono tutti insulti, spregevoli, cattivi, senza remore. La solita giustizia sommaria da social, insomma, ma non gli è chiaro il motivo: lo capisce di lì a poco quando trova un’immagine (segnalatagli dagli amici) della sua faccia con il link al suo profilo, e l’accusa di essere un pedofilo. Una delle immagini da condividere a catena, come accade per tante, falsissime, storie. La faccia e il link, però, sono veri, e la vita di Alfredo Mascheroni cambia, in peggio. La storia completa la potete leggere su Vice, raccontata dallo stesso Alfredo a Flavia Guidi. Dalle minacce verbali si è passati a quelle fisiche, visto che degli ignoti gli hanno imbrattato il bar e la macchina perché, oramai, per la rete, Alfredo Mascheroni è un criminale, tutto per colpa di una bufala, di un’orribile trovata di qualcuno, ancora ignoto, e soprattutto per la leggerezza delle persone che hanno condiviso senza chiedersi nulla, senza domandarsi gli effetti delle loro azioni e se quelle insinuazioni fossero reali o meno.

bufala_mascheroni

Alfredo, di suo, è uno che internet lo usa con un certo criterio, e per fortuna non si è abbattuto, e ha cominciato a fare tutto ciò che è in suo potere per dimostrare la sua innocenza, o meglio, per dimostrare di essere stato vittima di qualcosa che non esiste, non sussiste e non dovrebbe mai capitare a nessuno. Ha denunciato immediatamente l’accaduto alla Polizia Postale e, parallelamente, con un amico esperto di informatica e due avvocati ha cominciato a raccogliere tutti i dati delle persone che hanno condiviso pubblicamente la notizia, identificando le persone ree di reato di diffamazione. Perché, è importante sottolinearlo, perorare la causa di una notizia falsa e tendenziosa, è un reato grave, perseguibile. Giustamente, il giovane non si è cancellato da Facebook, ma sta combattendo, perché in un mondo che crede soltanto a ciò che vede sui social, la mossa più sbagliata che si possa fare è fuggire in una torre di avorio. Per quanto angosciato e ovviamente devastato, il giovane ha immediatamente trovato alleati i siti smaschera bufale, che hanno supportato la causa, e ha immediatamente fatto una campagna su Generosity per essere supportato, anche economicamente, nella vicenda. La ricerca di Mascheroni ha portato a identificare due nomi, un uomo e una donna, prontamente denunciati per diffamazione, in quanto sostenitori della tesi di “avere le prove” della sua colpevolezza. Il parmense ha pubblicato oggi la denuncia su Facebook, e l’aspetto più agghiacciante della vicenda è che uno delle due persone denunciate ha continuato a commentare incivilmente il post, insultandolo e rispondendo in maniera sgarbata a chiunque difendesse Mascheroni. È come se fosse impossibile, per questi individui, riconoscere la realtà anche quando si presenta in maniera così drammatica, come se qualsiasi cosa si facesse al di qua di un monitor sia sempre e costantemente non punibile e destinata a essere impunita, anche quando c’è un documento ufficiale con un nome e cognome e una querela. D’altronde, il nome e cognome, per molte persone, al tempo di internet, vale davvero poco, se si sentono in diritto di partecipare a una persecuzione di massa in virtù di una foto e, appunto, soltanto delle generalità.

C’è la convinzione, spesso, che sia Facebook a dover arginare l’emorragia di notizie false, ed è vero che il social potrebbe prendere più seriamente, o reagire in maniera più efficace, alle segnalazioni degli utenti, ma c’è un solo modo per vincere la battaglia alle bufale e alle notizie false, ed è non condividerle, verificare le fonti, riportare sempre e comunque tutto ciò che ci falso o intollerabile. Se si continuano a utilizzare le segnalazioni solo come strumento di (tentata) offesa, ingolfando chiaramente il sistema con inutili facezie, e se si persevererà a credere a ogni idiozia sulla base di link e immagini totalmente inventate, le fake news avranno sempre più valore, ci saranno sempre più Alfredo Mascheroni, e la colpa sarà sempre e soltanto nostra.

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