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Lo sconcertante effetto boomerang del decreto legge sui call center rinnegato da tutti

Il paradossale decreto anti-telemarketing approvato dal Senato che finisce per favorirlo e minare la privacy dei cittadini.

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Ieri il Senato ha approvato un ddl Concorrenza, che ha incassato 158 sì, 110 no e un astenuto. Il decreto cambia diversi aspetti dei regolamenti dei contratti con gli operatori telefonici, le assicurazioni, e l’impressione è che possa favorire più le aziende e gli erogatori di servizi che i cittadini. Oltre al presunto danno, c’è la beffa delle regole nuove sul telemarketing, emendamento introdotto e voluto fortemente dal Movimento 5 Stelle (in particolare dai senatori Castaldi, Girotto e Petrocelli) e che, sebbene avesse l’intento di arginare il fenomeno delle telefonate selvagge da parte dei call center, finisce per incoraggiarlo e tutelare chi finisce per importunare il cittadino.

Il testo è talmente lacunoso e grezzo, infatti, da essere una sorta di via libera alle telefonate senza limiti, e l’unica difesa concessa al cittadino è quella di dire “No, grazie, non mi interessa” dopo aver ricevuto la telefonata. L’articolo 4 bis del documento approvato dal Senato sancisce, infatti, che:

Gli operatori e i soggetti terzi che stabiliscono, con chiamate vocali effettuate con addetti, un contatto anche non sollecitato con l’abbonato a fini di invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale, hanno l’obbligo di comunicare all’esordio della conversazione i seguenti dati:

– gli elementi di identificazione univoca del soggetto per conto del quale il contatto avviene;

– l’indicazione dello scopo commerciale o promozionale del contatto

Inoltre il contatto è consentito solo se l’abbonato destinatario della chiamata, a seguito della comunicazione di cui al comma 4-bis, presta un esplicito consenso al proseguimento della conversazione.

In sostanza, è stato eliminato il consenso preventivo e il famoso, seppur lacunoso, registro delle opposizioni, e sebbene consenta a tutti i cittadini di rimuovere il consenso alle comunicazioni pubblicitarie, lo fa partendo dal presupposto che le aziende possano comunque provarci in ogni caso, perché l’unico obbligo che hanno è quello di presentarsi. In sostanza, se il ddl passerà anche alla Camera, un qualunque call center potrà chiamarci a qualunque ora del giorno, dal momento che non esisterà più la clausola del consenso preventivo sulle comunicazioni pubblicitarie testuali (quella, che, per esempio possiamo marcare quando ci iscriviamo alla raccolta punti del supermercato di turno), e solo al termine dell’avvenuta comunicazione possiamo dire che preferiremmo non essere disturbati, a patto di essere i legittimi abbonati e destinatari della chiamata (cosa del tutto non scontata).

soro

A denunciare la follia del nuovo ddl è stato Antonello Soro, Garante della privacy, con una nota:

Suscita sconcerto e preoccupazione la norma, contenuta nel testo del Ddl Concorrenza, relativa al telemarketing. Essa elimina il requisito del consenso preventivo per le chiamate promozionali, ‘liberalizzando’ il fenomeno del telemarketing selvaggio e prevedendo come unica forma di tutela dell’utente la possibilità di rifiutare le sole chiamate successive alla prima. Si tratta di una soluzione diametralmente opposta a quella, fondata sul previo consenso dell’interessato, ampiamente discussa nella Commissione di merito dello stesso Senato, indicata dal Garante e, in apparenza, largamente condivisa. La norma peraltro risulta incoerente con la linea di maggiore tutela seguita dalla stessa Commissione nell’ambito dell’esame del ddl sul Registro delle opposizioni. Prendo atto del fatto che ancora una volta il legislatore intervenga sul Codice della privacy nel segno dell’estemporaneità, rendendo ancora più difficile l’attività di contrasto delle incontenibili violazioni in questo settore.

La situazione, in realtà, come se non bastasse, è completamente paradossale, perché i primi a rilevare la totale inadeguatezza del decreto sono proprio i pentastellati, con i deputati della commissione Telecomunicazioni che affermano: “È francamente sconcertante quanto è accaduto in Senato nel ddl Concorrenza sul telemarketing. Non solo il governo non ha accolto l’invito delle associazioni di consumatori, oltre che del garante per la privacy, di estendere il registro delle opposizioni alle numerazioni mobili ma addirittura ha introdotto, ponendo la fiducia, lo spam di Stato con il fantomatico diritto di prima chiamata assicurato ai call center”. Mentre M5S si dichiara prono a tutto per evitare che il testo (proposto da loro!) sia approvato alla Camera, anche il confermato segretario del PD, Matteo Renzi si è dichiarato pronto a intervenire, rispondendo così sui social a chi chiede spiegazioni: “Ho chiesto informazioni. So che è un emendamento del Movimento Cinque Stelle che è stato accolto. Ma sinceramente mi sembra un errore. Ho chiesto al capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato di verificare per bene la situazione. Grazie per la segnalazione”. In pratica sia chi ha proposto l’emendamento che chi l’ha approvato con la fiducia hanno rinnegato la validità del provvedimento, nonostante il ddl sia alla terza lettura parlamentare in due anni. Un mistero, dunque, che speriamo venga risolto prima che sia troppo tardi.

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