materiale wearable biodegradabile

Lo smart band del futuro si scioglierà nell’aceto

I ricercatori dell’Università di Stanford hanno realizzato un materiale per dispositivi indossabili che oltre ad essere sottilissimo è anche biodegradabile

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In questi anni il mercato è stato invaso da dispositivi indossabili come smartwatch, braccialetti per il fitness o per il monitoraggio della salute. Come tutti i device elettronici anche questi prodotti spesso non vengono smaltiti correttamente e componenti che potrebbero essere tranquillamente riutilizzati finiscono in discarica, rendendo ancora più pressante l’esigenza del riciclo dei RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche e Elettroniche). Secondo un rapporto del 2015 realizzato dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) solo l’anno prossimo saranno prodotti oltre 50 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici. I ricercatori dell’Università di Stanford hanno quindi lavorato ad un materiale adatto al wearable ma biodegradabile.

Come si legge nello studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, il polimero semiconduttore è stato sintetizzato partendo da una molecola presente nell’inchiostro per tatuaggi. Questo è stato posto su una superficie a base di fibre vegetali per poter essere integrato all’interno dei dispositivi wearable. Il materiale talmente leggero e sottile da poter essere sostenuto da un capello comprende anche elettrodi in alluminio e ferro ma è totalmente biodegradabile. Il tutto infatti si scioglie dopo averlo immerso per 30 giorni in una sostanza meno acida del comune aceto.

Un materiale simile si presta a vari utilizzi. Questa tecnologia potrà essere sfruttata per immagazzinare informazioni a cui si desidera accedere con la massima velocità ma anche per realizzare sensori biometrici, impianti medici o pelle sintetica. I ricercatori hanno ovviamente provveduto a verificarne la tossicità prima che i futuri smartwatch risultino pericolosi per chi li indossa. Il materiale è stato quindi innestato nelle cellule del cuore di un topo per un periodo di circa 6 giorni. Le cellule non sono morte ma saranno necessari ulteriori test prima che questa tecnologia possa essere utilizzata in ambito clinico.

Restando nell’ambito della ricerca dei materiali, negli Stati Uniti è stato sviluppato anche un particolare polimero che se utilizzato per creare display per smartphone e tablet permetterà di eliminare per sempre il problema di graffi e crepe.

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