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Mark Zuckerberg si candiderà a presidente degli USA?

Gli indizi sono tanti e l’ipotesi è sempre meno remota

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Barack Obama 2008. Barack Obama 2012. Donald Trump 2016. Mark Zuckerberg 2020? Improbabile, ma non impossibile: è quasi dieci anni ormai che l’America viene governata dal candidato con la presa più salda sul mondo della Rete, e in molti hanno cominciato a chiedersi se anche il CEO di Facebook non stia, più o meno in sordina, lavorando per entrare in politica. Sospetti che i più attenti alimentano già dall’aprile dell’anno scorso, e che sono esplosi dopo un post su Facebook datato 4 gennaio, nel quale annuncia Zuckerberg il suo Year of Travel, durante il quale si impegna a visitare tutti gli Stati d’America nei quali non ha ancora avuto occasione di viaggiare. È il classico “buon proposito” di inizio anno per Zuckerberg – che negli scorsi anni aveva promesso di correre un miglio al giorno per tutto l’anno, di leggere 25 libri e di imparare il mandarino –, che però potrebbe nascondere ambizioni ben più alte.

Cè un motivo se si è tornati a parlare di Zuckerberg candidato alla presidenza, e se il proposito di visitare gli Stati Uniti in una sorta di tour personale viene letto da molti come una prova generale dell’ingresso in politica del miliardario. Il motivo, come già riportato da Forbes lo scorso aprile, è nella curiosa struttura societaria di Facebook e nel ruolo che Zuckerberg ricopre allinterno dell’azienda. In poche parole, Zuckerberg ha creato una nuova categoria di azioni per Facebook, i cui possessori non hanno diritto di voto all’interno del consiglio d’amministrazione; in questo modo, se Zuckerberg dovesse decidere di vendere una parte delle sue quote, o di liquidarle per poi donare il ricavato in beneficenza, potrebbe farlo “pescando” da questo nuovo pool, evitando così di perdere potere all’interno del CDA. C’è un modo per Zuckerberg per perdere il controllo delle sue azioni: morire (ovviamente), venire licenziato, oppure abbandonare la compagnia; e c’è un’eccezione a quest’ultima possibilità, eccezione che lo stesso Zuckerberg ha insistito per inserire: il buon Mark non perderà nulla se dovesse lasciare la compagnia per ricoprire un ruolo nel governo.

Naturalmente, tra “ricoprire un ruolo nel governo” e “candidarsi a presidente” c’è un abisso, e i recenti incontri tra Donald Trump e mezza Silicon Valley dimostrano che c’è sempre posto in un esecutivo per un guru della tecnologia – Zuckerberg avrebbe potuto semplicemente mettere le mani avanti nel caso in cui Trump o il suo successore volessero coinvolgerlo come consulente, o magari farlo entrare nell’esecutivo. Ma siamo sicuri che una persona ambiziosa come Zuckerberg voglia limitarsi a un ruolo da secondo violino? Il suo proposito di “fare un tour degli Stati Uniti per conoscere la gente” assomiglia molto a un tour elettorale, e in fondo stiamo parlando della stessa persona che sogna di connettere tutto il mondo grazie a una rete di droni, e che controlla più o meno direttamente le informazioni che arrivano sugli schermi di un miliardo e mezzo di persone in tutto il mondo. Recentemente, poi, è successo che Zuckerberg ha festeggiato il Natale con un post su Facebook dall’evidente contenuto religioso – un dettaglio che non è sfuggito a un utente, che gli ha chiesto «ma non eri ateo?». La risposta di Zuckerberg, che segnala una sua recente conversione dopo anni di ateismo, dice tutto:

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Perché dice tutto? Perché gli Stati Uniti non hanno mai avuto non solo un presidente, ma neanche un candidato alla presidenza che fosse ateo… (Foto: Getty Images)

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