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Il mondo della musica chiede aiuto a Donald Trump per le royalties

Le major musicali chiedono al Presidente eletto di regolamentare il mercato online. E intanto gli esperti di clima…

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L’elezione di Donald Trump è stata vista con un certo disagio da parte delle aziende del settore tecnologico. La quasi totalità della Silicon Valley ritiene infatti il nuovo presidente degli Stati Uniti un pericolo per il proprio business e in tempi recenti non ha nascosto la bassa opinione che ha di lui. Apple, Google e altri colossi dell’hi-tech hanno comunque deciso di ammorbidire la rispettiva posizione e a breve incontreranno Trump per realizzare una comunione di intenti per il bene del settore. Nel frattempo anche il mondo della musica ha voluto contattare il tycoon affinché difenda i suoi interessi.

La Recording Industry Association of America (RIAA), associazione che raccoglie i maggiori esponenti dell’industria musicale statunitense, ha inviato a Trump una lettera in cui afferma che le piattaforme di streaming come Pandora, Spotify e Apple Music hanno sminuito il valore delle canzoni attraverso offerte di ascolto gratuito con intermezzi pubblicitari. La RIAA in realtà aveva già scritto a Trump durante la campagna elettorale per spronarlo a difendere il copyright in Rete e ancora prima anche all’ex presidente Barack Obama. Questa volta l’associazione ha chiesto alla nuova amministrazione di rivedere i decreti che regolano le attività di enti come l’American Society of Composers, Authors and Publishers (ASCAP) e la Broadcast Music Incorporated (BMI) che si occupano dei diritti d’autore per gli artisti. La RIAA ha anche insistito sulle differenze nel pagamento delle royalties da parte dei diversi servizi online, portando ad esempio il gap tra Spotify e YouTube.

Se le etichette discografiche vedono in Donald Trump un’opportunità per tutelare la propria attività c’è chi invece lo sente come una vera minaccia. Molti istituiti che si occupano di monitorare gli effetti del surriscaldamento globale hanno il timore che tutte le loro ricerche possano venire cancellate dalla nuova amministrazione. Il tycoon ha infatti in più occasioni dichiarato che i cambiamenti climatici sono solo un’invenzione cinese per ridurre la produttività dell’industria statunitense. Istituzioni come l’università della Pennsylvania e di Toronto hanno quindi avviato un progetto per salvaguardare più dati ambientali possibili prima che Trump si sieda ufficialmente sulla poltrona nello studio ovale.

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