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Planet of the Apps, il trailer del reality show per programmatori di Apple

Cosa penserebbe Steve Jobs di questa idea?

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Ci sono ormai più di due milioni di App su App Store, una valanga di prodotti (di qualità più o meno variabile) che secondo Howard Owens, co-fondatore di Propagate Content, «sono il motore della cultura popolare quanto la musica lo era negli anni Sessanta e Settanta. Propagate Content è uno studio di produzione indipendente nato nel 2015 a Los Angeles: che cosa c’entra con Apple? C’entra, perché sta collaborando proprio con Cupertino per produrre Planet of the Apps, il primo reality show a tema App della storia della TV. Che non andrà neanche in TV, ma verrà distribuito esclusivamente tramite Apple Music. Confusi? Non siete gli unici: Apple si sta veramente lanciando nel mondo dello streaming e della creazione di prodotti tv originali, magari sperando di fare concorrenza ad Amazon e compagnia? E perché ha puntato proprio sulle App, che da sole contribuiscono a far incassare una trentina di miliardi all’anno ad Apple e sembrano dunque essere un ecosistema in perfetta salute? E infine, che cosa c’entra Jessica Alba?

Proviamo a fare ordine. Innanzitutto, lo show: si chiama, come scrivevamo sopra, Planet of the Apps, ed è stato descritto come «un incrocio tra Shark Tank e Tinder». E qui servono altre spiegazioni: Shark Tank è un programma trasmesso da ABC dal 2009 nel quale un gruppo di aspiranti imprenditori propone le proprie idee geniali a una giuria di “squali” dell’investimento, che giudicano le proposte migliori sulle quali mettere i propri soldi. Planet of the Apps funzionerà più o meno allo stesso modo: i concorrenti sono programmatori con un’idea geniale per un’App, e avranno a disposizione il tempo di una salita in scala mobile per proporre il loro pitch. Arrivati in cima, verranno giudicati – a colpi di swipe, come avviene su Tinder – dalla qualificatissima giuria di Apple, che prevede nomi noti nel mondo delle App come Gwyneth Paltrow, Jessica Alba e Will.i.am.

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No, davvero: l’attrice premio Oscar per Shakespeare in Love (e creatrice di Goop), uno dei membri dei Black Eyed Peas e un’altra attrice (che ha fondato The Honest Company, con la quale ha già avuto parecchi problemi in passato) saranno i giudici di un concorso per stabilire chi ha l’idea migliore per creare un’App. Insieme a loro anche Gary Vaynerchuk, che per fortuna qualche esperienza nel campo ce l’ha.

Questo per quel che riguarda i contenuti. Per la distribuzione, invece, la scelta di Apple è chiara: nessuna concorrenza agli altri “nuovi produttori”, né ai distributori, di televisione, da Amazon a Netflix a Comcast. Piuttosto, visto che il programma in questione parla di App, un tentativo di spingere sempre più utenti a sposare l’ecosistema Apple: Planet of the Apps sarà un’esclusiva di Apple Music (che al momento conta 20 milioni di iscritti), e ovviamente ospiterà solo App create per iOS, Mac OS, Apple TV o watchOS. In altre parole, Apple non ha alcun interesse a entrare nella mischia, ma vuole continuare a far pubblicità ai propri prodotti sui propri canali. A cosa servirà dunque lo show? L’interpretazione ottimista è che sarà una finestra di opportunità per molti piccoli aspiranti sviluppatori che non hanno ancora trovato il capitale per lanciare la loro idea, o che magari hanno visto la loro prima App venire inghiottita dal buco nero che è App Store, dove ricevere visibilità è quasi impossibile se non si è direttamente sponsorizzati da Apple e dove le classifiche di download vengono dominate sempre dai soliti noti.

Quella pessimista è che Apple vuole semplicemente continuare a farsi pubblicità, convincere qualche milione di persone a sottoscrivere Apple Music attirandoli con volti noti e di richiamo, e dare l’impressione di essere una compagnia che ha a cuore tutti gli sviluppatori quando in realtà è interessata solo a promuovere i propri prodotti. Infine, c’è anche chi si chiede se uno show di questo tipo possa davvero avere un pubblico: difficile che un programmatore possa interessarsene (se non per esclamare con disappunto «la mia idea era migliore!»), a meno che Apple non decida di mettere in piedi uno show estremamente tecnico e quindi di scarso appeal per un pubblico più ampio.

Ah, e poi ci siamo noi, che ci chiediamo: davvero qualcuno vorrebbe guardarsi uno show presentato con questo trailer?

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