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Prime prove di batteria “a zucchero”

Il team di ricercatori della Virginia Tech ha sviluppato un prototipo di batteria in grado di produrre energia usando le molecole di zucchero

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Il mondo della scienza è sempre in cerca di nuove soluzioni in grado di creare sistemi di alimentazione innovativi, più potenti ed ecosostenibili, così da riuscire a far avanzare il progresso tecnologico senza però inquinare l'ambiente.
 E proprio in quest'ottica, l'ultima ricerca effettuata dal team della Virginia Tech, polo universitario particolarmente focalizzato sul mondo tecnologico, risulta molto, molto interessante: il gruppo capitanato dal dottor Y.H. Percival Zhang è riuscito a sviluppare il primo esemplare di batteria "a zucchero", ovvero un sistema basato sulla creazione di energia sfruttando le reazioni chimiche di molecole di glucosio, fruttosio, saccarosio, destrosio.
In sostanza, si tratta di una bio-batteria che sfrutta il principio del metabolismo per produrre da cellule viventi una reazione capace di dare origine all'energia elettrica. Come quasi tutti sanno, infatti, gli zuccheri rappresentano per noi uomini una delle fonti di energie più immediate ed efficaci per il nostro organismo: per esempio, quando vi sentite deboli basta ingerire una barretta di cioccolato o una semplice bustina di zuccheri per ritrovare una nuova spinta di energie. Questo perchè le molecole di zucchero, una volta sintetizzate dal fisico, produco in maniera quasi immediata una notevole dose di energia, guarda caso, come avviene con le batterie.

Partendo da questo concetto, il team della Virginia Tech ha sviluppato un sistema di alimentazione in piena regola: la batteria si carica con un composto di maltodestrina e garantisce una potenza pari a 596 Ah per chilo, vale a dire un valore superiore alla media delle batterie al litio attualmente in circolazione – il tutto per di più a impatto zero.
La batteria a zucchero è per ora solo un primo esperimento, dato che i ricercatori sono ancora in fase di test per valutare l'effettiva durata garantita e, soprattutto, per creare un sistema che garantisca stabilità al processo, così da permettere alle 13 differenti molecole su cui si basa la produzione di energia elettrica di incanalare al meglio il risultato delle reazioni chimiche. Una volta sistemati questi passaggi, non è da escludere che questa bio-tecnologia basata sullo zucchero possa trovare impiego all'interno di qualche dispositivo.

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