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Pubblicate online oltre 306 milioni di password violate: volete scoprire se c’è la vostra?

Troy Hunt, esperto di sicurezza informatica, ha pubblicato 306 milioni di password violate. Sul suo sito Have I Been Hacked è possibile cercare di capire se i nostri account sono al sicuro.

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Troy Hunt è un esperto di sicurezza informatica australiano, advisor di Microsoft, e impegnato in diversi progetti per la diffusione della cultura della sicurezza. Uno dei suoi siti più famosi è Have I been pwned, un blog che informa i suoi utenti, gratuitamente, sulla compromissione degli account sui principali siti del mondo. In sostanza, informando sulle falle di sicurezza in giro per il web, è possibile sapere se il proprio account è stato compromesso.

L’ultima trovata di Hunt, però, rende ancora più clamorosamente attuale il tema della sicurezza. In pratica l’australiano ha pubblicato ben 306 milioni di password scoperte, ovvero prive dell’identificativo corrispondente e dunque sostanzialmente inutilizzabili, per denunciare la mancanza di sicurezza e ribadire l’importanza di avere cura delle proprie password e identità digitali. Sempre sul sito havibeenpwned.com è possibile consultare l’archivio e controllare se la propria parola chiave sia mai stata compromessa. Chiaramente, Hunt consiglia di non provare a inserire nel sistema una passoword ancora attiva perché è buona norma non diffondere mai i propri dati se non necessariamente, anche se su piattaforme sicure come il sito dell’esperto. L’archivio, però, è utile per togliersi dei dubbi sull’uso sconsiderato di password fin troppo semplici, o magari utilizzate su account dimenticati e mai più gestiti. La lista di provider compromessi, infatti, è enorme, e i nomi altisonanti sono parecchi, per cui, vale, come sempre, il consiglio di utilizzare password sicure e, di tanto in tanto, cambiarle.

L’opera di Hunt ha subito catturato l’interesse dei media e degli organi di sicurezza. Per esempio il National Cyber Security Center britannico ha stabilito che i provider dovrebbero rifituare, al momento della registrazione, l’uso di di password già violate. Se questo provvedimento fosse preso da tutti i maggiori stati connessi sarebbe un bel problema, visto che le password più utilizzate nel mondo sono sempre, drammaticamente, le stesse banali combinazioni.

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