22734811448_59dfc8553c_o

A che punto siamo con l’esplorazione spaziale

SpaceX ha fatto atterrare un razzo riciclato, mentre Trump vuole andare su Marte e Putin sulla Luna

Share With:

Elon Musk l’ha fatto di nuovo: dopo che vi abbiamo raccontato, un paio di settimane fa, del volo del satellite EchoStar XXIII, SpaceX, la compagnia aerospaziale dell’imprenditore americano, ha compiuto un’altra impresa, che questa volta ha del miracoloso. Per la prima volta, infatti, SpaceX è riuscita a rispedire in orbita, e a farlo atterrare senza problemi come potete vedere nel video qui sotto, un razzo “riciclato”, un Falcon 9 che era già stato in orbita-e-ritorno nell’aprile dell’anno scorso. Come ha spiegato Musk, questo significa che «è possibile far volare più volte un motore orbitale, che è la parte più costosa di un razzo. Sarà una rivoluzione nel volo spaziale». Musk ha ragione: con l’eccezione dello Space Shuttle, che era parzialmente riutilizzabile dopo un volo spaziale, non esistono razzi riciclabili, il che rende ogni volo spaziale estremamente costoso. Certo, anche il sistema impiegato da SpaceX non è privo di difetti, e soprattutto non permette un riciclo completo del razzo, come ha di fatto spiegato lo stesso Musk. Resta che il volo di Falcon 9 è realmente una rivoluzione nell’ambito dell’esplorazione spaziale, e potrebbe far pensare che il settore privato abbia infine superato il pubblico. La realtà è più complicata di così: qui sotto proviamo a riassumervi la situazione attuale dei viaggi spaziali, raccontandovi i progetti dei principali attori coinvolti.

SpaceX

Partiamo proprio da SpaceX, per la quale il volo di Falcon è solo uno dei tanti progetti in ballo in questi anni. Vi abbiamo già raccontato in questi mesi della missione turistica intorno alla Luna che Musk sta progettando per il 2018, e della sua idea di sfruttare le condizioni di vita nello spazio per studiare alcuni patogeni particolarmente pericolosi.

SpaceX sta anche lavorando a Dragon, una capsula spaziale che si occuperà di portare gli astronauti in orbita (nella gallery qui sotto trovate alcune immagini); Dragon è stato il primo veicolo commerciale a riuscire a trasportare del cargo fino all’ISS, e SpaceX la sta sviluppando grazie anche ai finanziamenti della NASA, per conto della quale Dragon volerà, nel 2018, fino alla ISS con il suo primo “carico” di astronauti.

È chiaro comunque che l’obiettivo finale di Elon Musk è quello di “normalizzare”, in termini di costi e rischi, i viaggi spaziali, al punto da poterli sfruttare anche per scopi commerciali e non solo scientifici. A questo proposito, il suo progetto più ambizioso è probabilmente quello dell’Interplanetary Transport System, che dovrebbe permettere spostamenti (relativamente) rapidi, poco costosi e costanti tra la Terra e Marte, per facilitarne la colonizzazione, e in futuro anche tra la Terra e altri luoghi inesplorati del sistema solare. Musk ha spiegato la sua visione in un video pubblicato lo scorso settembre, che assomiglia più al trailer di un film di fantascienza che alla realtà – tanto che sul sito di SpaceX non compare ancora, e che il primo volo di preparazione a questa missione dovrebbe decollare solo nel 2020, due anni dopo rispetto alla scadenza prevista del 2018. Stando a quanto raccontato dallo stesso Musk in questo video, i costi finali del progetto ammonterebbero a circa 62 milioni di dollari per trasportare una singola astronave su Marte – o come ha detto Musk, meno di 140.000$ per tonnellata.

La concorrenza

Non c’è una vera e propria concorrenza nel settore privato per SpaceX: non perché manchino le compagnie che si occupano di voli spaziali, ma perché il vantaggio accumulato da Elon Musk sembra al momento incolmabile. Questo non significa che non ci siano altri attori coinvolti nella corsa allo spazio: appena un mese vi raccontavamo di Blue Origin, l’agenzia fondata da Jeff Bezos di Amazon che sta studiando anch’essa un sistema per riutilizzare i razzi dopo il primo volo. Un’impresa che finora è riuscita solo in caso di voli sub-orbitali, ma che potrebbe allargarsi anche ai voli orbitali grazie alla collaborazione con la NASA. Anche Boeing, come vi abbiamo raccontato di recente, sta lavorando con l’agenzia spaziale americana, nell’ambito del progetto NextSTEP, sperimentando tra l’altro con la propulsione a energia solare: l’azienda statunitense si unisce così ad altre otto compagnie private che, come annunciato dalla NASA un paio di mesi fa, si sono unite in partnership con l’agenzia spaziale per «migliorare le possibilità commerciali dei viaggi spaziali per gli Stati Uniti».

La NASA

È ovvio che nessuna discussione sul futuro dei viaggi spaziali può prescindere dalla NASA, che di recente ha ricevuto una gradita e inaspettata iniezione di fiducia da parte di un’amministrazione che si è finora dimostrata piuttosto restia a sostenere la scienza: per la prima volta dal 2010, infatti, un presidente americano ha firmato un nuovo budget per l’agenzia spaziale, pari a quasi 18 miliardi di dollari. In che cosa verranno spesi? Ricordando sempre che la NASA non si occupa solo di viaggi spaziali, non c’è dubbio che gran parte di quel denaro verrà diretta agli sforzi per riportare l’uomo nello spazio, e in particolare alla missione Mars 2020, il più importante (e imminente) progetto di esplorazione spaziale al quale stanno lavorando gli americani (come potete notare anche guardando quanto se n’è parlato negli ultimi anni). Mars 2020, vale la pena specificarlo, non sarà una missione per portare astronauti sul Pianeta Rosso (per quello dovremo attendere il 2030): il primo passo sarà il lancio di un nuovo rover, che andrà a raggiungere Curiosity e per il quale si sta ancora decidendo precisamente il luogo di atterraggio – al momento la scelta è ristretta a tre siti. Mars 2020 si occuperà di raccogliere campioni geologici, stabilire l’abitabilità del pianeta, calcolare rischi e risorse per le prossime missioni umane e (lo dice la NASA, non noi) cercare segni di vita marziana. L’onere del viaggio con equipaggio umano, invece, ricadrà su Orion, che trasporterà quattro astronauti nella prima missione extra-lunare mai tentata.

journey_to_mars

I progetti della NASA per arrivare su Marte non possono prescindere da due elementi. Il primo è la ISS, la stazione spaziale internazionale sulla quale vengono condotti esperimenti di ogni tipo, in condizioni di microgravità, per approfondire la conoscenza delle condizioni estreme della vita nello spazio esterno – se volete fare un giro sulla ISS c’è anche un’App in VR di cui vi avevamo parlato qui. Il secondo elemento è la cosiddetta Asteroid Redirect Mission https://www.nasa.gov/content/what-is-nasa-s-asteroid-redirect-mission: negli anni Venti, la NASA manderà nello spazio un’astronave (senza equipaggio, completamente robotizzata) che si dirigerà nello spazio profondo per catturare un asteroide, che verrà poi rediretto verso di noi e portato a orbitare intorno alla Luna, per poter essere studiato in tutta calma.

Il resto del mondo

Non c’è solo la NASA, ovviamente, né gli Stati Uniti sono l’unica superpotenza che sta lavorando ai viaggi spaziali. Ci siamo anche noi, per esempio, con il progetto Aurora organizzato dall’ESA, l’agenzia spaziale europea; il problema è che finora non siamo andati benissimo, visto che Schiaparelli, il lander che abbiamo spedito su Marte nell’ottobre del 2016 in collaborazione con i russi, si è schiantato in fase di atterraggio. Molto meglio è andata la nostra collaborazione con la NASA: Orion, infatti, di cui parlavamo già sopra, è almeno in parte di fabbricazione europea (per dirla in modo semplice, l’ESA ha disegnato il “motore” di Orion).

A proposito di russi, la dicotomia con gli americani potrebbe diventare un problema per noi europei nei prossimi anni: l’ISS, e i programmi spaziali in generale, sono da qualche anno una sorta di “porto franco”, un’occasione per due potenze rivali per collaborare in nome del progresso scientifico. Peccato che, ormai da un anno, la Russia stia segnalando con forza la sua intenzione di “mettersi in proprio”, e di organizzare la sua prima missione extraorbitale dal 1984. Un segnale forte in questo senso è arrivato un mese fa, quando il governo russo ha cominciato le selezioni per 6-8 cosmonauti intenzionati a mettere piede sulla Luna nel 2031, con il primo test previsto per il 2023. Sarebbe una vittoria non da poco per il regime di Putin, che dimostrerebbe non solo l’intenzione, ma forse anche la capacità della Russia di approfondire il suo programma spaziale, senza dover dipendere dalla collaborazione del “nemico”.

2874

Non è stato inserito nessun commento.

Accedi


Nome utente
Crea un nuovo account!
Password
Hai dimenticato la password?

Registrati


Nome utente
Email
Password
Conferma la Password
Sesso
Indirizzo
Citta
Provincia
Professione
Telefono
Desidero ricevere la newsletter
Accetto le condizioni di utilizzo del servizio
Ai sensi degli articoli 1341 e 1342 del codice civile italiano si accettano espressamente i seguenti articoli del Contratto: 1. (automatica accettazione della più recente versione del Contratto); 7. (diritti di privativa); 8. (manleva); 9. (modifiche e cancellazioni); 10 (limitazione di responsabilità); 12. (legge applicabile e foro competente)
Autorizzo al trattamento dei miei dati personali come descritto nell'articolo 8
Autorizzo la cessione dei miei dati personali a terzi/partner
Hai già un account? Esegui la login

password dimenticata?


Nome utente o Email
Twitter Auto Publish Powered By : XYZScripts.com