prillo

«I robot ci rubano il lavoro? Tassiamoli» dice Bill Gates

La modesta proposta del fondatore di Microsoft per risolvere i problemi causati dall’automazione

Share With:

Bill Gates ha avuto un’idea che, secondo lui, potrebbe salvare il mondo: l’automazione industriale sta portando via posti di lavoro agli esseri umani, creando disoccupazione; per compensare le perdite, dovremmo tassare tutti i robot, e investire il denaro guadagnato in formazione diretta a tutti coloro che hanno perso il posto a causa di una macchina. Il fondatore di Microsoft ha spiegato la sua idea in un’intervista a Quartz, che potete leggere (o ascoltare) qui: ci troverete parecchie idee interessanti e provocatorie (per esempio quella di «rallentare l’innovazione»), e ovviamente la proposta sulle tasse. Ha senso? È una soluzione? E perché Gates ha voluto dire la sua? Proviamo a spiegarvi tutto.

Cominciamo dal problema sollevato da Gates: la perdita di posti di lavoro dovuta all’automazione. È tutto vero, ovviamente: ci sono decine di studi che dimostrano come nei prossimi anni intere categorie professionali rischiano di perdere il loro lavoro a causa dei robot. I numeri cambiano a seconda dello studio di riferimento – secondo la Oxford University, nei prossimi vent’anni in America il 47% dei lavori verrà automatizzato, secondo Forrester sempre in USA entro il 2021 si perderà il 6% dei posti di lavoro per via dei robot –, ma non c’è più nessuno che non concordi sul pericolo del “furto del lavoro”. Le categorie più colpite sono tante, da chi guida un taxi o un camion (che verrà sostituito da un’AI in grado di guidare) a chi lavora in fabbrica (Foxconn, la compagnia cinese che produce componenti per smartphone per praticamente tutto il mondo, punta ad avere una forza lavoro composta per il 30% da robot entro il 2022); ci sono anche previsioni più audaci (c’è per esempio chi dice che anche noi giornalisti smetteremo di servire a qualcosa), e d’altra parte il fenomeno non è per nulla nuovo: pensate a quanti posti di lavoro si sono persi con l’introduzione dei programmi di videoscrittura e di inserimento dati, o a quanti guidatori di calesse sono rimasti a piedi per colpa dell’automobile. Insomma, i robot ci ruberanno sempre di più il lavoro, questo è assodato. Cosa c’entrano le tasse con tutto questo?

Il ragionamento di Bill Gates è molto semplice: «Oggi quando un lavoratore produce beni per, per fare un esempio, 50.000$, quei soldi vengono tassati. Perché non dovremmo fare lo stesso con i robot?», e prosegue «il mondo ha l’opportunità di continuare a creare beni e servizi come facciamo oggi, liberando però posti di lavoro», i cui proprietari potrebbero venire rediretti verso altre attività, per esempio «aiutare gli anziani o i bambini problematici; tutte quelle attività dove empatia e comprensione umana sono necessarie». In altre parole, se 10.000 dipendenti di una fabbrica dovessero perdere il lavoro in favore di un mucchio di robot, lo Stato dovrebbe intervenire tassando la produzione dei robot stessi, e redistribuire quei soldi in formazione per gli operai rimasti senza un posto. Il tasso di sostituzione degli esseri umani in favore dei robot, però, «al momento è in perdita», il che porta Gates a sostenere che «bisogna essere disposti ad alzare le tasse e anche a rallentare l’adozione» di sistemi robotici, almeno fino a quando il sistema non sarà pronto a riassorbire la massa di neo-disoccupati. Non è chiaro chi dovrebbe pagare queste tasse, però, se il produttore del robot o il suo proprietario: nel primo caso il possibile effetto collaterale è un crollo nell’innovazione e nella produzione di robot (che saranno diventati troppo costosi per molti), nel secondo caso un rallentamento nelle adozioni di robot (quello che Gates si auspica), con potenziali conseguenze, di nuovo, anche sull’innovazione (a cosa serve spendere soldi per produrre robot costosi se poi non li compra nessuno?).

La proposta di Gates tra l’altro non è nuova: si era già parlato di una robot tax al parlamento europeo, dove era stata rifiutata perché «avrebbe un impatto molto negativo sulla competitività e sul tasso di occupazione» – un problema che lo stesso Gates riconosce (se i robot dovessero arrivare a costare troppo per via delle tasse, molte aziende potrebbero decidere di non investire), e che secondo lui sta ai governi risolvere, non all’industria. Altri hanno espresso dubbi riguardo a questa idea: su Forbes, per esempio, Tim Worstall, esperto di economia, sostiene che la proposta di Bill Gates è insostenibile, perché significherebbe tassare direttamente la produzione del robot, qualcosa che non accade nel caso di impiegati umani, per i quali le tasse sono sempre sui guadagni, e ogni tanto sugli acquisti, mai sulla produzione. «E visto che i robot non avranno stipendi e non consumeranno nulla, possiamo evitare di tassarli, e continuare a tassare, come abbiamo sempre fatto, solo gli esseri umani […] che sono gli unici che pagano le tasse».

In questo video, invece, che risale a pochi giorni fa, potete vedere una proposta alternativa per fronteggiare il problema dell’automazione: arriva da Elon Musk, secondo il quale la soluzione migliore è l’introduzione di un reddito unico di cittadinanza, che addirittura sarà «necessario» per non ritrovarsi con milioni di persone senza un soldo per colpa dei robot. Musk ammette che la sua idea non risolverebbe un altro grosso problema legato alla perdita dei posti di lavoro dovuti all’automazione: come reagirebbero tutti coloro che hanno lavorato per anni per mantenersi, e si ritrovano da un giorno all’altro a guadagnare soldi senza fare nulla? «Se il tuo lavoro non serve, finirai per sentirti inutile?» si chiede Musk. Le prime risposte potrebbero arrivare dalla Finlandia, dove dal gennaio 2017 il governo ha cominciato il primo esperimento di universal income a livello statale del mondo.

Non è stato inserito nessun commento.

Accedi


Nome utente
Crea un nuovo account!
Password
Hai dimenticato la password?

Registrati


Nome utente
Email
Password
Conferma la Password
Sesso
Indirizzo
Citta
Provincia
Professione
Telefono
Desidero ricevere la newsletter
Accetto le condizioni di utilizzo del servizio
Ai sensi degli articoli 1341 e 1342 del codice civile italiano si accettano espressamente i seguenti articoli del Contratto: 1. (automatica accettazione della più recente versione del Contratto); 7. (diritti di privativa); 8. (manleva); 9. (modifiche e cancellazioni); 10 (limitazione di responsabilità); 12. (legge applicabile e foro competente)
Autorizzo al trattamento dei miei dati personali come descritto nell'articolo 8
Autorizzo la cessione dei miei dati personali a terzi/partner
Hai già un account? Esegui la login

password dimenticata?


Nome utente o Email
Twitter Auto Publish Powered By : XYZScripts.com