Ruba una PlayStation, il video finisce su Facebook: è lecito?

Il ladro ha restituito il maltolto, ma rimangono i dubbi sulla modalità

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Fate attenzione, il Grande Fratello vi guarda. E non vede l'ora di sbugiardarvi pubblicamente sui social, se avete fatto qualcosa di male. ANSA riporta infatti una storia che arriva da Arezzo e che sa tanto di neighborhood watch, nella versione 2.0 che dalle strade arriva sui social network. È la vicenda di un ragazzo dall'età imprecisata che si aggirava sospetto tra gli scaffali di un negozio di videogiochi all'interno di un centro commerciale, attirato come una gazza ladra dal luccichìo (metaforico, speriamo) di una PlayStation 4 – anzi, come scrive ANSA, di «una consolle di playstation», qualsiasi cosa questo voglia dire.

Morale: a forza di girarci intorno, il ragazzo ha deciso che quella console (non "consolle", quello è un mobile) lo stava chiamando a gran voce, e ha pensato bene di intascarsela – ancora una volta, in senso figurato. Problema: come in ogni centro commerciale del mondo, le telecamere di sicurezza erano attive, e con sprezzo assoluto di privacy e legalità il proprietario del negozio ha caricato il video che lo mostrava su Facebook, sperando che il passaparola lo aiutasse a identificare il ladro. L'appello non è caduto nel vuoto: il felice neoproprietario di console ha infatti riconosciuto la sua faccia in quel video, e per evitare ulteriori problemi si è identificato e ha restituito il maltolto al negozio. 

La domanda che ci facciamo, a questo punto, è una sola: posto che il ladro era ovviamente nel torto, è lecito postare su Facebook le immagini riprese dalle telecamere di sicurezza? Le leggi sulla privacy regolano l'utilizzo di queste immagini e la durata della loro conservazione, ma non si pongono questo problema. Nell'ultimo provvedimento a riguardo, datato 2010, si legge che «l'interessato ha diritto di ottenere il blocco dei dati qualora essi siano trattati in violazione di legge» e che «i dati raccolti mediante sistemi di videosorveglianza devono essere protetti con idonee e preventive misure di sicurezza, riducendo al minimo i rischi di distruzione, di perdita, anche accidentale, di accesso non autorizzato, di trattamento non consentito o non conforme alle finalità della raccolta, anche in relazione alla trasmissione delle immagini». Inoltre, «questa Autorità ha già disposto che non vanno comunque notificati i trattamenti di dati effettuati per esclusive finalità di sicurezza o di tutela delle persone o del patrimonio ancorché relativi a comportamenti illeciti o fraudolenti, quando immagini o suoni raccolti siano conservati temporaneamente»: un passaggio che sembra dare ragione al negoziante, ma che non fa riferimento all'utilizzo social delle immagini. Abbiamo contattato il Garante della privacy per chiedergli chiarimenti sull'argomento: vi faremo sapere la risposta.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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