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Travis Kalanick non è più il CEO di Uber

Travis Kalanick ha dato le dimissioni come CEO di Uber a causa delle pressioni da parte degli investitori

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Travis Kalanick ha contribuito a creare Uber ma da oggi non sarà più il suo uomo al comando. Il co-fondatore dell’app ha rassegnato le dimissioni dal ruolo di CEO confermando le indiscrezioni lanciate dal New York Times settimana scorsa. La decisione è stata presa a seguito di una forte pressione da parte degli investitori, che in precedenza gli avevano consigliato di prendersi qualche mese di aspettativa per elaborare il lutto dopo la morte prematura della madre in un incidente nautico. Kalanick rimarrà comunque all’interno del Consiglio di Amministrazione.

Amo Uber più di ogni altra cosa al mondo è in questo momento difficile della mia vita personale ho accettato la richiesta degli investitori di mettermi da parte in modo tale da permettere a Uber di tornare a crescere invece di essere distratta da un’altra battaglia“, ha scritto il co-fondatore dell’app in una nota. Il board ha sottolineato che le dimissioni di Kalanick sono per l’azienda di San Francisco il primo passo per “entrare in un nuovo capitolo della sua storia“.

Questo non è un momento particolarmente facile per Uber e secondo il CdA di Uber l’atteggiamento aggressivo dell’ormai ex CEO non ha fatto che peggiorare la situazione. Kalanick è stato ad esempio ripreso mentre insultava uno dei suoi driver ma l’azienda è coinvolta anche in situazioni molto più gravi. Alle accuse di monitoraggio degli utenti anche al di fuori delle corse si aggiungono i conflitti con le normative di diversi Paesi. In Italia qualche tempo fa tutte le principali attività erano state infatti bloccate per legge ma il provvedimento era stato poi revocato dal Tribunale di Roma. Non bisogna poi dimenticare i sistemi poco trasparenti per sfuggire ai controlli delle forze dell’ordine, le accuse di furto di proprietà intellettuale ai danni di Waymo, le proteste dei tassisti ma soprattutto gli scandali sessuali che hanno portato al licenziamento di ben 20 dirigenti. Tra questi c’è anche Emil Michael, Senior Vice President of Business e persona molto vicina a Kalanick. Per confermare le voci di discriminazione e sessismo è stata realizzata un’inchiesta interna da parte dell’ex procuratore generale, Eric Holder, i cui risultati hanno poi spinto Uber a prendere provvedimenti per migliorare la sua “cultura aziendale”.

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