cancro cellulare

Il tribunale di Ivrea: «C’è correlazione tra uso eccessivo del cellulare e cancro al cervello»

Usare il telefonino può davvero provocare il cancro al cervello? Un tribunale di Ivrea ritiene di sì e ha condannato l’Inail ha risarcire un ex dipendente Telecom

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Da anni si discute sugli effetti delle onde elettromagnetiche sulla nostra salute. Sull’argomento sono stati realizzati numerosi studi ma la correlazione tra il cancro e l’uso di telefoni cellulari non è mai stato provato al 100%. Nel 2011 la Iarc (International Agency for Search of Cancer), l’agenzia che si occupa della ricerca sui tumori per conto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), ha inserito i telefonini nella categoria 2B, ovvero quella dei prodotti possibili cancerogeni. L’Airc (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) invece ritiene che debbano essere fatti ulteriori studi prima di poter dire se effettivamente esista una correlazione anche se consiglia comunque un uso moderato del telefonino.

Lo scorso 30 marzo il giudice Luca Fadda del tribunale di Ivrea ha condannato l’Inail a pagare la rendita perpetua per il danno sul lavoro subito da un ex dipendente Telecom, Roberto Romeo, che ha utilizzato il cellulare per 15 anni in modo continuativo. “La sentenza riconosce il legame causale tra un tumore al cervello e l’uso di un telefono cellulare“, affermano gli avvocati Renato Ambrosio e Stefano Bertone che hanno difeso gli interessi di Romeo. La vicenda è molto simile a quella di Innocente Marcolini, ex manager di una multinazionale che nel 2012 ha ottenuto un risarcimento dall’Inail per lo stesso motivo ma solo dopo il ricorso in Cassazione.

L’ex dipendente Telecom è stato spesso fuori ufficio e per lavoro è stato costretto ad effettuare ogni giorno “innumerevoli telefonate anche di venti e trenta minuti, a casa, in macchina“. In seguito ha sperimentato alcuni fastidi all’udito. “All’inizio pensavo di essermi preso un’infezione all’orecchio ma poi ho capito che la cosa era bene più grave“, ha spiegato. Nel 2010 gli è stato poi diagnosticato un neurinoma curato tramite la rimozione del nervo acustico. “Non voglio demonizzare l’uso del telefono cellulare – continua Romeo – ma per evitare quello che mi è successo bisogna saperlo utilizzare in modo corretto“.

Per dimostrare la loro tesi lo studio di Ambrosio e Bertone si avvalso della consulenza del professore Angelo Levis, ordinario di mutagenesi ambientale all’Università di Padova e tra i massimi esperti italiani sugli effetti delle onde elettromagnetiche sul corpo umano. Il dottore ritiene che “le emissioni a Rf/Mo dei telefoni mobili (cellulari e cordless) dovrebbero essere classificate nel gruppo 1 dei sicuri cancerogeni per l’uomo” e ha basato la sua valutazione sul lavoro del professore Lennart Hardell del dipartimento di oncologia dell’Università di Orebro, in Svezia. La sua ricerca ha messo in evidenza che l’uso eccessivo del telefonino aumenta del 95% la probabilità di tumori ipsilaterali alla testa come gliomi cerebrali, meningiomi e neurinomi acustici.

Romeo e i suoi avvocati, che hanno realizzato un portale informativo con consigli sul corretto uso del telefonino, ora sperano che questa sentenza porti le autorità a lanciare una campagna per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema. Basterebbe ridurre il numero e la durata di telefonate o utilizzare l’auricolare per ridurre il rischio.

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