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Watson di IBM, un’intelligenza artificiale in grado di rivoluzionare le aziende

Watson di IBM è un’intelligenza artificiale in grado di portare le aziende verso una nuova era.

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Le intelligenze artificiali e l’Internet delle Cose rappresentano sicuramente due dei capisaldi del futuro prossimo della tecnologia. In questo senso, i campi di applicazione sono tanti, e i passi da gigante pure: normalmente ci focalizziamo sui dispositivi smart di tutti giorni e sui passi avanti che i colossi come Google stanno facendo nel campo di ricerca, in realtà la strada verso un uso sostenibile e pratico del cognitive computing (ovvero dei computer intelligenti) è già tracciata.

Tra le tante novità di quella che viene chiamata “industria 5.0” c’è Watson, un’intelligenza artificiale realizzata da IBM da un team di ricerca con a capo l’italianissimo Roberto Ferrucci, e presentata per la prima volta in Italia al Watson Summit 2017 di Milano. In sostanza, cos’è Watson? Una sorta di supercomputer in grado di gestire grandi quantità di dati non strutturati per trasformare tale ricchezza in valore vero: informazioni strutturate prima e decisioni poi. In pratica, un’analista virtuale in grado di trasformare in decisioni in linguaggio naturale una serie di dati di varia natura. Questo non vuol dire che Watson, il cui nome non deriva dall’aiutante di Sherlock Holmes ma dal fondatore di IBM Thomas Watson, sia in grado di sostituire l’essere umano nel processo decisionale, ma ribalta il rapporto uomo-macchina. In sostanza, la fase cruciale diventa quella di definizione del problema e la scelta dei dati da utilizzare per descriverlo, un lavoro delicato, pragmatico, che ovviamente Watson non può fare. Quello che però riesce a fare l’IA è fornire risposte a un problema ben posto in maniera incredibilmente più rapida di un essere umano. Durante il summit è stata fatta una dimostrazione in cui l’IA si è trovato a fronteggiare un attacco informatico, e Watson ha aiutato ad arginare la falla, ma le applicazioni sono moltissime: dal febbraio 2013 il software è stato impiegato per processi decisionali legati alla cura del cancro, nel 2014 sono stati investiti oltre 100 milioni di dollari per la risoluzione di problemi di sviluppo dell’Africa. Nel futuro l’idea di IBM è quello di coprire ancora più settori, dalla statistica attraverso i big data fino alla ricerca universitaria, passando alla consulenza aziendale (per esempio, come garante dei limiti e dei regolamenti in materia di ecologia ed energia), fino allo sviluppo di bot per utenti “normali” in grado di dare consigli sulla salute o dialogare con le persone. Una delle ultime applicazioni basate su Watson si chiama GoMoment, e si tratta di gestire la comunicazione interna di una struttura turistica.

Secondo IBM, dunque, il futuro tanto delle grandi aziende che delle PMI, è l’utilizzo massivo del cognitive computing. Stefano Rebattoni, GM GTS di IBM Italia, ha dichiarato: “Il percorso di innovazione e di trasformazione potrà durare anche qualche anno, ma se non si inizia ora il rischio è che le imprese “belle addormentate” continuino a perdere spazio rispetto ai cosiddetti disruptor”.

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