Wikileaks: ecco come la CIA entra nei dispositivi smart

Wikileaks pubblica 8761 file trafugati a un data center di Langley, dove sono indicate tutte le procedure con cui gli agenti della CIA possono spiare ognuno di noi tramite l’internet delle cose.

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La CIA ci controlla. Sarebbe un dato di fatto, secondo Wikileaks, che ha reso pubblici ben 8761 file riguardanti l’agenzia di intelligence americana. A visionarli, in esclusiva per l’Italia, è stato il quotidiano La Repubblica, che ha pubblicato oggi la notizia. I file sono stati visti per poco tempo, senza possibilità di una reale verifica, ma poco importa, perché finiranno in ogni caso sulla repository web di Wikileaks, con il nome di Vault 7. La fuga di notizie è enorme, la più grande mai avvenuta nella storia della CIA, a dimostrazione, ancora una volta, che nell’era digitale gli agenti statunitensi hanno estrema difficoltà a essere davvero segreti. A distanza di 7 anni dalle rivelazioni di Chelsea Manning riguardo i fatti in Afghanistan e Iran e 4 anni dopo le rivelazioni sulla NSA da parte di Edward Snowden ci risiamo, ma stavolta è qualcosa che apparentemente potrebbe riguardarci da molto vicino. La maggior parte dei documenti, infatti, riguarda le procedure e gli strumenti per entrare nei nostri telefonini, per monitorare le conversazioni online, ma anche per trasformare TV e altri dispositivi smart in occhi e orecchie indiscreti. Insomma, come trasformare l’internet delle cose nell’internet dei fatti, degli altri.

Dunque, la paranoia riguardo le TV Samsung di un paio d’anni fa sarebbe del tutto reale. Fin dal 2014, infatti, secondo i file, la CIA è riuscita a creare una sorta di malware che si impossessa delle smart tv collegate al web. Il modello citato nelle descrizioni è il Samsung F800, e parrebbe che la procedura sia ancora in uso oggi. Il software malevolo permette alla CIA di trasformare uno schermo in un microfono in grado di registrare le conversazioni all’interno della stanza in cui si trova la TV. Essere più intelligenti, si dice, rende la vita più complessa e ci rende più vulnerabili, ecco, adesso sappiamo che la cosa si applica anche alle macchine. Il “virus” sviluppato dalla CIA si chiama “Weeping Angel”, Angelo Piangente, ed è stato sviluppato da un’unità dell’Agenzia che si chiama EDB, Embedded Development Branch, e che lavora insieme ai servizi segreti inglesi. D’altronde, proprio lo scorso anno, il Director of National Intelligence statunitense, James Clapper aveva dichiarato che in futuro l’internet delle cose sarebbe stato utilizzato per pratiche di sorveglianza. Evidentemente, Clapper disse una mezza verità, perché quel futuro è già il presente.

Un presente problematico, in realtà, perché un problema con una spia luminosa sui televisori hackerati rendeva inizialmente i dispositivi comunque compromessi, nel senso che i legittimi proprietari potevano pensare che ci fosse qualche errore e sostituirli. Incessantemente al lavoro sulla propria fauna di virus informatici, tutti dai nomi di creature affascinanti: Snowy Owl, Maddening Whispers, Gyrfalcon, Pterodactyl. Una serie di programmi (24) e strumenti in grado di prendere possesso di iPhone, iPad, ma anche dispositivi Android come Samsung, Sony e Htc. Neanche i software, ovviamente, sarebbero al sicuro, e tutti, da Whatsapp a Telegram, passando per Signal e altri programmi di messagistica, sarebbero violabili. Ogni sistema ha la sua procedura, e l’obiettivo è sempre quello: catturare immagini, conversazioni, localizzare persone. Inquietante, invece, lo scenario dei veicoli smart: potrebbero essere comandati a distanza. Ci sono anche altre armi a disposizione della CIA, ma alcune parti del materiale recuperato da WikiLeaks, così come tutti i dati sensibili degli operatori dell’Agenzia e le identità dei soggetti e luoghi sorvegliati, sono stati volutamente non resi pubblici da Assange e dal suo staff.

Quello che non emerge dai documenti, che pare siano stati trafugati da alcuni hacker da un data center del centro di cyber intelligence di Langley, in Virginia, dove c’è la sede centrale della CIA, è come l’Agenzia di sicurezza si sia avvalsa di queste armi in questi anni. Anti-terrorismo? Oppure per missioni che violano i diritti umani? A questa domanda pare non si possa rispondere, ma secondo Wikileaks la CIA avrebbe creato una sorta di task force off-shore indipendente anche dalla NSA, collaborando anche con Agenzie europee nel Centro Ingegneristico di Cyber Intelligence Europe (CCIE), con sede in Germania, all’interno della base militare USA di Francoforte. In questo distaccamento la CIA sorveglierebbe il quadrante del mondo che include Europa, Nord Africa e Medio Oriente, ovvero le zone più interessante dal terrorismo. Un osservatorio nascosto nel cuore dell’Europa, dunque, e un filo diretto con la casa base, con occhi puntati in tutte le case, tutte le tasche, tutti gli incroci.

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