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Yahoo! è morta. Si chiamerà Altaba, ma si occuperà di investimenti

Yahoo! dopo l’acquisizione da parte di Verizon, cesserà di esistere: il CDA verrà sciolto e la nuova azienda che nascerà dalle sue ceneri non si occuperà neanche di web.

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Un passato da gigante del web, un presente zoppicante, un immediato futuro senza gloria: la parabola di Yahoo!, una delle aziende che ha fatto la storia del web per come lo conosciamo, si concluderà a breve, dopo il closing con Verizon, la compagnia di telecomunicazioni statunitense, che nel luglio aveva finalizzato l’offerta per rilevare l’intero business, settore pubblicitario e mobile incluso.

Purtroppo, dell’azienda rivale storica di Google durante la guerra tra i motori di ricerca non resterà neanche il nome, e anche Marissa Mayer, la giovane CEO in carica dal 2012 che si è prodigata in un’azione di veemente (e per certi versi, efficace) rivoluzione per salvare la compagnia dalla crisi, si dimetterà dal CDA. Con lei abbandoneranno la nave anche il co-fondatore David Filo e altri storici manager dell’azienda, che verrà assorbita da una nuova azienda, di nome Altaba, che si occuperà di investimenti, avrà un board ridotto a cinque consiglieri, e sarà strettamente collegata ad Alibaba Group Holding e Yahoo! Japan.

I servizi web e mobile, invece, passeranno internamente a Verizon, dal momento che facevano parte dell’investimento di 4,8 miliardi di dollari pianificato in estate. Sebbene inizialmente il futuro di Yahoo! Per come la conosciamo sembrava, se non garantito, quantomeno plausibile, le notizie di cronaca uscite nelle ultime settimane, che hanno fatto luce su pesanti attacchi hacker subiti dall’azienda nel 2013 e nel 2014 e tenuti sotto silenzio, non hanno solo compromesso l’acconto di 1,8 di dollari, ma hanno sancito definitivamente la fine di uno dei più iconici brand della new economy. Un epilogo triste, quello dell’oramai ex colosso di Sunnyvale, che a fine anni ’90 dominava davvero internet, ma che ha peccato più volte di poca lungimiranza, come nel 1998, quando rifiutò di acquistare, per “solo” 1 milione di dollari, l’algoritmo di PageRank di Page e Brin che avrebbe fatto la fortuna di Google, o come quando, dieci anni dopo, in piena espansione dell’azienda di Palo Alto, Yahoo! rifiutò di piegarsi a Microsoft nonostante un’offerta di più di 40 miliardi di dollari.

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